Mi capita poi di pensarci, perché da qualche parte ho lasciato, incurante dei segnali, ho lasciato il guasto a dire quelle cose di me che vorrei tenere chiuse, a mostrarti anche della dolcezza ed è forse questo che mi fa più paura, lasciarmi andare a lei… Mi capita di aver preso la rincorsa, di combaciare con quella parte così esposta di me, incurante dei segnali, arrivare fino a sfilacciare i fili per generare il corto circuito ed uccidere finalmente la bestia che è dentro la mia ossidiana ma poi ci osserviamo negli occhi. Lei è anche parte di me… Così aspetto che arrivi la notte, che venga su di me con la sua gonna lunga come una tenda e dietro scoprire il sorriso materno della luna. Chiamarla col nome di mia madre e ancora aspettare, quando il mondo smetta finalmente di urlare tutta la sua inutile violenza, per poterla sentire. Concentrarmi in me e trovare le frequenze antiche del cuore. Ripercorrere a ritroso ogni cosa, il numero delle gocce d’olio cadute nel piatto, le ragioni anche sbagliate d’ogni cicatrice e sentire il tridente angioma bruciare, la forza dell’amore materno che mi viene lentamente incontro. Ricordare il canto della culla, le parole di mia madre nel pianto: “Tranquillo, non c’è niente di sbagliato nel tuo sangue, niente di sbagliato in una farfalla scorpione. Ti ho consacrato perché il male non riesca a soffiare dentro di te”. Smarrirmi d’improvviso come se avessi ripercorso con tutte le mie forze questi 33 anni di memorie. Solo per ritrovarmi, per sforzarmi di essere nel momento preciso in cui ho respirato con i miei polmoni ed ho visto la confusione del mondo attorno a me. Ed urla la bestia, urla attraverso di me e mi chiede di trovare le parole per lei, di chiedere a questa luna perché capita che ci sentiamo così soli? Perché non abbiamo mai incontrato l’altra metà di questo nostro essere farfalla scorpione… ma la luna materna ci osserva dolce e torniamo tranquilli.
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