resti o vai via?

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

E l’hai mai sentita la mia voce quando è trattenuta dentro la mente ed urla muta al punto d’attraversarti soltanto dagli occhi? Tu che hai anche paura, non hai abbastanza calore per avere davvero paura di me… di quello che posso rubarti mentre ti abbraccio e ti lascio ascoltare il battito della vita scorrermi dentro. Così non lasciarti trasportare dove io ti condurrò, perché ti addormenteresti in questo mio desiderio di te, arrivando anche a dimenticare che in realtà sono sempre una creatura a metà, mezza farfalla mezzo scorpione. Non affezionarti a queste mie attenzioni, riprendi il sole con te e portarlo via… lontano da qui. La vita brucia come l’ennesima ferita, contro di essa non puoi opporti come vorresti perché tante cose vanno inghiottite così come le hanno cucinate. Resta aperto quel cassetto dove tengo le parole d’amore che non ho ancora germogliato per te. T’osservo, vedo la tua indecisione, non sai in cosa credere e cerchi di trovare la verità accarezzando gli oggetti che arredano questa stanza, annuso la tua paura…
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avvolgente

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji


(Fotografia di Laura Koan (c) tutti i diritti riservati)

Avvolgente come avere una cosa che brucia dentro e più la smarrisci per non ascoltare più tornerà a stringere. Non mollerà fino a condurti dentro ai nodi della carne, a graffiarti di dettagli perché anche la pelle assorbe per restituire il piacere a modo suo. E di quali confini mi vuoi parlare? Ora che sei qui, semplicemente donna ammalata di febbre di vita, ora che sei scivolata dentro la rete delle perturbazioni che ho preparato con questa corda di pazienza. Vieni a farti sciabordare nella profondità di queste strade di sangue che ci attraversano sotto pelle. Chiamano, invitano a penetrarle per osservare da vicino quanto male possono fare le emozioni quando arrivano a toccarsi colle dita.
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(Fotografia di Laura Koan (c) tutti i diritti riservati)


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aspetti, attendi

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

E aspetti, attendi che il mondo appassisca e scompaia accarezzando le rose che ti avevo regalato. Hai ancora il nostro odore sulla pelle ed i lividi raccontano di quante volte ho bevuto dalle labbra ancora di te. Ho succhiato, rossa e calda, la cura che avevi per questo dolore versando sulla tua schiena liquore d’amarene e arance. Una parte di te vorrebbe anche che smettessi di cercati, ma la bestia chiusa dentro la sua gabbia d’ossidiana ha una fame da governare, non è mai semplice questo pensiero di te. Attraverso i tuoi occhi il mondo scompare, finalmente scompare…
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soglia di pensieri

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Soglia di pensieri da attraversare a filo di parole così logore che non possono rivestire quel che resta di questo giorno. Si apre anche la notte in cerca di carezze, abbottoniamo le ferite, mostriamo lo sguardo che potrebbe bastare per tenerci vivi ed imprigionati a lei fino al prossimo domani. E sarà come succhiarle via tutto l’amore che c’è, finché ci concederà di restarle abbracciati e di spingerle dentro quella fame e voglia di spegnere le fiamme di vita che ci avvolgono. Ci donerà tutto il suo calore, finché ci verrà a mancare la forza e il cuore per desiderarla ancora.
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un posto del mondo

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

In quale posto del mondo ti sei messo a cercare la verità anche se non la vuoi ascoltare? E’ viola, non sarà come il cielo, nemmeno come il sangue che ti fa sentire d’avere il mare dentro, non sarà il cuore perché ti eri pure dimenticato di averlo indossato. Sentirsi sbagliato, viola oggi è solo questo … la domanda che attende la sua risposta ma non vuoi introdurla nelle stanze della mente. E allora? Quanti rapporti sbagliati, quanti abbracci di cui senti improvvisamente la mancanza? Quante parole che non torneranno più, quante volte ti è sembrato che le ombre attorno ti sorridessero un po’ conducendo a te la luce rubata al sole? Hai allungato il braccio per ricevere la tua dose di verità sbagliata direttamente dentro le vene indurite come radici. E la voce, quella dentro la mente, quella che pronuncia il suo mostro… ripete il suo mostro mentre le dita di tua madre cercano di non farti ascoltare, ti avvolgono ancora per non farti vedere tutto quell’odio che si rifletteva nella tua rabbia improvvisa, i tuoi occhi larghi e carichi d’odio. Lo stesso odio che ti ha maculato gli occhi e non ti fa più vedere come vorresti, lo stesso odio che ti ha avvelenato l’anima ed è ora quello che tu sei… senza via d’uscita. La casa divisa a metà, un’intera vita divisa a metà, i pavimenti della mente abitati solo da scorpioni. In quale posto del mondo ti sei messo a cercare la verità che ti fa così male?
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attese

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Farfalle scorpione ad osservare il tempo mutare, galleggiare collo sguardo fino ad odiare l’evoluzione attorno, le nuvole oscure che inghiottono il cielo segnato dalle attese.
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cosa avrò dimenticato oggi?

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Cosa avrò dimenticato oggi? Di questo giorno che ho lasciato dormire e poi andare via per i fatti suoi? M’è sembrato al risveglio tutto così fragile, come tenere, tra le dita inquiete, un bicchierino dove avevo versato liquore di fiori d’arancio e miele.Tu che hai pensato di venire a pelo del temporale, di giungere dentro alle coperte per svegliarmi così… come se non ti importasse dei sogni che tenevo tra i miei abbracci. Hai aperto le tende per far entrare il ruggito del sole, poi, senza aspettare che mi svegliassi, ti sei seduto accanto a me col libro di fiabe pronto a raccontarmene una, anche se non avevo voglia di ascoltare. Ma alla fine hai vinto tu e ti ho chiesto di leggerne un’altra mentre chiudevo gli occhi e riprendevo a dormire leggera proprio come una nuvola. E mi veniva anche da pensare almeno tu ci sei.
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(il video che mi ha ispirato è stato suggerito da Elesa)


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quanto pesa un’anima?

Pubblicato il 20 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Quanti intervalli per sentire che la tua mente si schiude, come un fiore coniugato in mille forme della tua femminilità, si schiude semplicemente per lasciarti scivolare tra le mie braccia. Ti contrai come il pensiero nella mia mente e sei dolce ma le tue spine insicure si conficcano più forti nella mia pelle, non vuoi cadere del tutto dentro questo mio oscuro cuore. Espandi il tuo profumo, resti in attesa del mio cercarti e sorridi come se avessi ingoiato nel tuo sguardo solare tutte le notti, tutte le notti che avrò sognato mentre avanzava la marea per annegare dentro ogni teoria sul senso di questa banalità che ci ostiniamo a chiamare vita. E m’osservi, riesci a percepirla la luna attraverso i miei occhi? Riesci a vedermi attraverso l’allunaggio di pensieri che ci rimescola voglie e anche tanta paura di noi? Resti come un giardino fiorito d’improvviso, qui tra le mie dita per ascoltare il nostro respiro che s’annoda a tenere fermo un ostinato aquilone mentale contro il dolore. E domani? Quando saremo al confine dei giorni? Forse ci sembrerà che il mondo sia stato disegnato chissà quando, col tratto violento ma di semplici pastelli… resta ad abbracciami, mentre si riflette lo sbattere d’ala di me nei tuoi occhi, mentre lo scorpione ti mostra il suo calore, prendi il sapore del mio bacio, ci sono così tanti grovigli nella mia mente che ho paura di perdermi. Quanto pesa un’ anima? Giorno dopo giorno, in questa consunzione della nostra carne, in questo migrare nella soluzione finale verso il nostro futuro che altro non è che andare incontro alla fine… voglio conservare tutti i miei sentimenti, finiranno prima o poi, perché non pesano più di quanto possa mai farlo il buio della mia anima. Poi arrivi così vicina alle dosi del mio veleno e ti lasci attrarre da ciò che più ti spaventa di me. Mi prendi la mano e m’inviti a camminare dentro al rovescio della notte, vuoi portarmi ad osservare atti di ribellione che scendono giù dal pianto delle stelle, come aculei rovesciati di noi pronti a mordere tutto e tutti.
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Considerazioni a margine

Pubblicato il 18 giugno 2010 in abruzzo, riflessioni da hermansji

Ieri mi ero portato la Moleskine ®, quella dove all’inizio di questo 2010 avevo cominciato a riprendere l’abitudine a scrivere e poi, invece, le pagine si sono trasformate in disegni in guerra contro le parole.
Ma, di mettere nero su bianco qualcosa, non avevo nessuna voglia. Solo che, conoscendomi, alla fine qualche considerazione sulla giornata passata in compagnia di Monique ed Elisa sarebbe comunque venuta a bussarmi dentro.
Ne scriverò solo alcune, come se mi appropriassi per un attimo del margine del blocco degli appunti di viaggio in Abruzzo di Monique e Elisa.
Parto dalla fine, dalla notte che ci ha avvolto colle linee grasse e grigie delle nuvole all’orizzonte, eppure filtrava sotto del rosso, sgusciava ostinato tra le ferite notturne.
Parto dal vento che è venuto a scuotere un po’ le piante che facevano da cornice alla nostra cena a Lucoli prima di ripartire.
Parto dall’affetto che le persone hanno dimostrato nel rivedere Monique e dalla luce nei suoi occhi mentre riceveva ed elargiva abbracci.
Questa donna testona e così particolare, deve avere un cuore troppo grande altrimenti non me lo spiego come abbia fatto a donarne un pezzetto a tutte le persone che abbiamo incontrato.
Parto dall’odore delle mie montagne che non sentivo da troppo tempo, dalla cucciolotta che tenevo in braccio e da quella rara leggerezza della mente, senza nemmeno un sassolino dentro a dar fastidio.
Parto dal gomitolo di impressioni mentre si camminava tra le case fantasma, c’erano tante rose con i boccioli sorridenti, piantine su balconi lontani in mezzo alle macerie, piantine ostinate a non morire.
Parto dalle emozioni che Elisa non riusciva a trattenere ogni volta che puntava l’obiettivo per catturare ambienti quotidiani immobilizzanti nel tempo e feriti dal terremoto, così scossa da “volerla”  fermare un attimo per abbracciarla al di là del vetro e dirle tranquilla.
Parto dalle frasi in dialetto, catturate casualmente per strada o in un bar, che raccontavano delle scosse di due giorni prima che avevano risputato fuori le stesse lesioni appena curate con reti elettrosaldate e infiltrazioni di resina, della paura dell’abitudine che porta lentamente a non saper più riconoscere la scossa innocua da quella mortale.
Parto dal silenzio innaturale dei moduli casa, dove, per cercare di capire se c’è davvero vita umana, gli occhi devono affidarsi alle auto parcheggiate e a qualche panno steso ad asciugare.
Parto dai terremotati che ancora si domandano il perché di certi assurdi comportamenti e di certe inspiegabili gelosie manifestate dalla Protezione Civile che sembrano il frutto più della volontà di emergere, fino al punto di spersonalizzare cittadini liberi già traumatizzati dal sisma, che di aiutarli a riprendersi.
Parto con la mente a penetrare tante sfumature di un giorno e mi restano troppe cose dentro, è finito il margine così le riflessioni proseguiranno dentro l’anima.
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