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il reato di “maltrattamento in famiglia o verso i fanciulli”

Punisce, l’art. 572 del codice penale, il reato di “maltrattamento in famiglia o verso i fanciulli”.La formulazione della norma non permette pero’ un agevole ricostruzione di quale sia l’interesse tutelato in via principale.

Ecco il contenuto della norma :

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente [ossia l’abuso dei mezzi di correzione o disciplina], maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro anni a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.

Leggendo, infatti, il disposto si nota come i rapporti presi in considerazione sono distinti in due categorie. Da un lato abbiamo chi maltratta entro ed all’interno del “nucleo familiare”. Dall’altro chi maltratta entro ed all’interno di situazioni caratterizzate da una posizione di “inferiorità/supremazia” : scuole, carceri ecc.

La condotta è eterogenea ossia può realizzarsi attraverso diverse tipologie ciò che rileva è l’aggressione alla persona, o meglio alla personalità (integrante la continuazione) e la gravità della lesione.
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L’orientamento giurisprudenziale “dominante” sostiene che l’articolo 572 c.p. reprime tutti gli attentati alla dignità ed al decoro della persona che impediscono la normale tollerabilità della convivenza. Così individuando nella “abitualità del reato” la chiave di lettura dell’intera norma.
Abitualità che non significa, però, necessità che l’azione sia protratta nel tempo. E’ sufficiente la semplice ripetizione degli atti vessatori o della serie di sofferenze fisiche e morali.
La durata anche limitata deve comunque legarsi ad atteggiamento di “normale” prevaricazione con coscienza e volontà… a nulla rilevando per esempio un’eventuale concordia con altri familiari o parentesi di “quiete”.

Riguardo la nozione di famiglia è pacifica l’assimilazione ad una stabile convivenza dove risaltino relazioni, consuetudini, assistenza e solidarietà comuni. Però anche in casi di separazione la giurisprudenza ha ritenuto sussistente il reato pur essendo venuti meno gli obblighi di convivenza e fedeltà poiché restavano immutati tutti gli altri (ad es. la collaborazione e l’assistenza morale e materiale).
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Per quanto riguarda la condotta essa consiste nel “maltrattare”. Indifferente sia percuotere, minacciare o ingiuriare sia omettere o privare (ad esempio dell’educazione, degli alimenti dell’affetto “morale”) in un’ottica di sopraffazione sistematica ai danni dell’integrità fisica e del patrimonio morale della vittima.

Il maltrattamento va “ricostruito” dal giudice tenuto conto delle condizioni di tempo, di luogo e di persona ai fini di riconoscerne la sufficienza ad integrare il reato.

Il reato si consuma con il porre in essere l’azione o l’omissione non necessita invece il raggiungimento di un evento percepibile a livello naturalistico (ossia il risultato dannoso).

Dal punto di vista soggettivo la fattispecie richiede il dolo generico. Ossia la volontà della condotta di sopraffazione e prevaricazione. Non è necessario invece che ogni azione sia finalizzata al raggiungimento di un risultato.

La giurisprudenza non ha escluso il dolo nei seguenti casi : gelosia o nervosismo; malattia nel fisico o nella mente della vittima; stato di ubriachezza; assunzione di sostanze psicotrope; religione dell’agente (nel caso evidenziato dalla Cassazione VI Sezione Penale, 8 gennaio 2003 n.55, Khouider , l’imputato era di religione mussulmana).

La cassazione, il testo lo trovate qui, (giusta la segnalazione di Orientalia4All e di Jaco) si inserisce nel solco della giurisprudenza “dominante” cristallizata nell’interpretazione delle condotte come “abituali” e non “espressione di una reattività estemporanea”.
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madonna dormiente con bambino

bozzetto per vetrata

madonna dormiente con bambino

(sanguinella e carboncino)

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1° lettera a lucillo – seneca

Questi sono i fatti, mio buon Lucillo, rivendica per te e mettilo da parte. Godilo tutto lo scorrere del tempo che hai lasciato rubare via. O hai perso in ogni modo. Convincitene è così come ti scrivo: non so dirti come accada ma il nostro tempo lo strappano via. Non può esserci sbaglio più grave che lasciarlo andare. Magari per negligenza. Così vanno le cose. Pensaci. Va via parte della nostra vita nel niente. In azioni sbagliate i cui frutti non ci appartengono. O al servizio degli altri. Chi stima lo scorrere del tempo? Chi vede che la morte ci tiene anno dopo anno? Così Lucillo mantieni l’impegno di cui scrivevi. Afferra il tempo. Governa il suo scorrere. Non sarà il domani a forzare la mano del tuo oggi. Quanto più ci appartiene il tempo tanto più il resto è alieno. Lontano. Ma attento la natura non ci ha concesso il totale dominio. La morte ci mostrerà la nostra stoltezza e ci disarcionerà. Quanto miseri sono gli essere umani. Si accontentano di così poco e sono pronti a vagare. Ma a che serve? Come si può restituire il tempo. Chi ne ha più? Chi ne ha meno? Forse vale la gratitudine? Se ti chiedi quale sia il mio metodo ingenuamente dirò : pensami come un lussurioso ma diligente so bene tutto e so quando quello che do è buttato al vento. Così se diverrò povero avrò tenuto l’inventario. Ma scivolo anche, come tutti, nella povertà e come tutti attendo la mano che non giunge. Mentre ricevo solo parole. Allora mi rialzo da me e non mi sento più povero se mi approprio della virtù della moderazione. Allora ascoltami non rovistare quel che resta nella cattiva e buona sorte ricorda al fondo c’e’ un po’ di bene ed un po’ di male… risparmia ora… prima che l’oscurità ci avvolga… addio.
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c’e’ speranza per le cadute

una goccia di sangue almeno una
cade attraverso le domande
e mi sembra questo movimento
meno violento
allora farò l’amore
e penserò chiuso un ciclo
un altro ne verrà
ed altro sangue scivolerà
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lamer lame lamah leim limti

ascosto senza condividere
pretestuoso e lontano dai fondamenti
bannato se proprio è in ascolto
antitetico e fragile ma senza risposta

lamer lame lamah leim limti

siede nel punto di ingresso
segue la traccia smarrendo la chiamata
e non governa voli più complessi delle api
anche se spesso provoca un risultato

lamer lame lamah leim limti

vuoto ed aggressivo
pronto a provocare l’esplosione
pur di ottenere un privilegio
claudicante quando è riconosciuto

lamer lame lamah leim limti

.:.


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la via del cuore

La via del cuore non pensavo passasse da qui. A pensarci come avrei dovuto immaginarla? Forse una vecchia strada tremolante all’orizzonte quando viene sera. Illuminata da quei vecchi pali dei paesetti con le luci che ondeggiano al lieve tocco del vento. Una strada. Una a dividere proprio al centro l’abitato. Le case fatte di mattoni rossi semi ammantate dalla nebbia serale. Forse l’avrei voluta così… la via del cuore. E trovarmi solo stretto per il freddo con il bavero alzato. Camminare magari scrutato di lontano da qualche gatto ritardatario, costretto a miagolare all’uscio di casa. Guardare fiori affacciati dai balconi. Si l’avrei sognata così. La via del cuore e circa a metà dell’avanzare, una voce improvvisa mi avrebbe costretto ad indugiare, per rispondere alla sua domanda: «chi sei tu che mentre tutti dormono attraversi la via del cuore?». Allora, sfregandomi le mani, avrei raggiunto la donna apparsa dal buio di una stradina laterale. Senza pensare le avrei preso le mani con le mie per farle sentire il calore che si sprigiona da me. «Chi sei tu che mi scaldi in quest’ora di tenebra? Chi sei tu che hai risposto alla mia chiamata?». Allora l’avrei baciata. Anche se non c’era la luna giusta…. o ingenuamente stupido, l’avrei baciata per farle mancare il respiro e sentirla tossire… e dirle «sono venuto per restare». Ma ognuno ha la sua via del cuore. E c’è una sola ragione per credere ai sogni: avere coraggio. Se l’umanità non avesse sognato non avrebbe mai vissuto il futuro…
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sensazioni

ammonticchiate ed infreddolite
in attesa di essere chiamate per nome
a loro modo neutrali alle collere degli uomini
eppure sempre messe agli angoli
così disposte ad aspettare
perché verrà
la chiamata verrà
anche se nel vento non ci saranno ancora gli odori dei limoni
e non sarà quando avremo appena goduto l’amore
ma le sensazioni si sveglieranno chiamate per nome
e dentro non saremo più sterili
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La scimmietta e le Sacre Scritture

L’immagine proviene dal Messale liturgico foglio 36 del XV secolo, detto Borgia o de’ Medici, codice conservato negli archivi della Curia Arcivescovile di Chieti.
Fu donato alla città dall’arcivescovo Guido de’ Medici. Era stato commissionato da Giovanni Borgia. Ricco di immagini, oltre che di colori tra l’oro, il rosso e l’azzurro, vede la partecipazione, a contorno delle scene salienti, di piccole creature come quella raffigurata qui.
L’artista (o gli artisti???) ha rappresentato al margine della Circoncisione di Gesù questa scimmietta. Essa è intenta alla lettura delle Sacre Scritture… ma quale allegoria vi si nasconde?

informazioni :
http://www.inabruzzo.it/
riproduzioni :
http://www.vallecchi.it/
http://www.edigrafital.it/


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parcheggio nelle zone contrassegnate da strisce blu

Con la sentenza n. 116 del 9 gennaio 2007 le Sezioni Unite della Cassazione, confermando la sentenza di merito, che si occupava del parcheggio nelle zone contrassegnate da “strisce blu” in difetto dell’obbligo di disporre nelle vicinanze aree senza custodia o senza controllo di durata, affermano la giurisdizione del giudice ordinario per i vizi di legittimità dei provvedimenti amministrativi in tema di sosta dei veicoli.
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da/per la terra

«Fantasmi?»
«Tu ci credi?»
«A chi passa il tempo ad osservarci e non dire niente?»
«Li vedo tutti i giorni quando mi muovo in queste terre.»
«Nessuno mi porterà via…via da qui.»
«Cerchi un fantasma per questo?»
«Non lo so. Non so che dire. Forse un uomo che spunti fuori dal buio mi afferri e mi trascini via con sé.»
«In un altro buio?»
«Fa differenza questo o quello?»
«Matilda quando parli così mi fai paura. E quella ferita che ti sei fatta sulla mano sinistra ha ripreso a sanguinare. Accidenti.»
«No! Lascia stare»
«Fatti togliere la fasciatura. Voglio vedere come sta la mano. Forse è infetta!!»
«No! Sta bene… davvero.»
«Perchè ti sei ferita?»
«Non lo so ero disperata. Volevo liberarmi del dolore che avevo nell’anima. Desideravo portarlo in superficie. Fare in modo che uscisse fuori da me.»
«Ed ora?»
«Ora? Mi fa sentire viva. Questa ferita non mi fa sentire un fantasma.»
«Oddio. Vieni a guardare dalla finestra. Cosa accade a questa terra? Di giorno è come ricoperta dalla neve e di notte lingue di fuoco l’attraversano. Stringimi. Ho tanta paura di quello che verrà.»
«Dovremmo andar via…»
«Ma dove?»
«Non lo so… Geltrude non lo so.»
«Certe volte sogno di avere un fiore sconosciuto tra le dita, di camminare sulle nostre terre floride tra i contadini allegri per il raccolto. Poi mi sveglio e sento ancora il profumo di quel fiore.»
«E’ un sogno bellissimo. Vorrei viverlo ora…»
«Stringimi forte!»
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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