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hermansji

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nelle calli della notte

Prendere altre gocce di smarrimento, assieme al resto della confusione che mi sono servito per questi giorni. Ho fatto una collezione tutta mia degli sbagli che mi porto dentro. Ecco, pagherò il giusto prezzo e non lascerò conti in sospeso. M’osserva la luna infrangibile, apro a lei queste mani per mostrare cosa raccontano di me, in mezzo a campi coltivati d’amarezza c’è anche l’amore che pure tengo in caldo. Quante cose che non so più, eppure nelle calli di questa notte c’è un porto per riposare le rotte delle mie perturbazioni. Salgono dal cuore le correnti sbagliate che travolgono tutto quello che sfioro con le dita.
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i beinettesi

Qualche giorno fa ho ricevuto un gradito presente da parte di Michela e Samuele, i Beinettesi. Ringraziando entrambi del gesto carino ho fatto qualche foto ai miei graditi ospiti:



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il collettivo voci #7

Un altro mio piccolo contributo al Collettivo Voci di Mitia. Questa volta leggo il bel racconto “Feroci esistenze” scritto da Pepper Mind.

Link: Trovate il mio contributo QUI!!
MP3: Download
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s / o / m / n / o

ma che tipo di discorso era?
forse stava alla fine della meta?
oppure dovevo ancora imparare
la lingua adatta per pronunciarlo?
intanto la luce offusca questa notte
con cicatrici perenni ed occhi stanchi
per inghiottire anche le sfumature
tenui del mondo che esplode da sé
attorno al bordo esterno del me
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e sarà il vero?

e sarà il vero?
quel vento che prende
come bocche di fuoco
un pensiero ma ancora pigro
tu che mi dai fuoco
ma io non sono il vento
e non sono nemmeno quel pensiero
io appartengo
a quello che ho già scordato
la nudità di ogni sostanzialità
l’uomo che coglie e sbaglia
senza la mappa d’un percorso
sono l’orma che in me
ha lasciato il Gran Sasso
la carnalità d’una poesia
quando scava e possiede già
tutto dell’anima
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visita Il sito del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga:
http://www.gransassolagapark.it/


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del criticare gli altri

Interferenze della portante che m’asconde e, poi, riprende ad emettere il suo segnale ma quando sottintende il vuoto, contro cui impatta dolente l’approssimarsi, del tuo stupido giudizio “tecnico” sulla mia mente. Ma davvero vuoi mangiare delle mie parole? O accendere roghi di carta coi raggi del sole? Magari vorresti pure nutrire di te la mia collera arrogante? Oppure solo crescere e correggere quella che è solo una mia attitudine a divellere? No, non hai capito niente… appallottola il tuo giudizio e prendi un grande respiro, non c’è niente da leggere o di cui parlare in questo blog.
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luigi tenco – vedrai vedrai


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l’interruttore (scusa ma ti voglio odiare)

Scusa ma… ti voglio odiare. Sì, perché non si spegne, la mia mente non si spegne più. L’hai presa energicamente a calci e pugni, ma non è stato sufficiente. Ha solo smesso di sanguinare come il resto del corpo. Forse ti ho anche pregato mentre mi spezzavi, ho pregato te come un qualunque freddo dio. Ti ho chiesto di arrivare almeno fino in fondo, di abbassare l’interruttore dei miei pensieri. Ma tu sei un altro falso dio, parlavi d’amore con la facilità degli uomini. Avevi in tasca la verità, quando l’hai mostrata era troppo tardi. E qui, dentro, in qualche parte esile del me manca un interruttore per annullare la scorta eccessiva di emozioni contundenti. Io sono cosa? Sono “la cosa” che quando hai finito getti da sola come vetro in frantumi. Mi lasci a raccogliere da me… i miei frammenti e disinfettare quel che resta. Tu sei il falso dio a cui ho sacrificato ogni mia necessità ed aspettativa. A te ho regalato la mia anima e ti ho concesso di amputarla a giorni alterni. Mi sussurravi come fosse il solo amore che conoscevi e speravo che il sacrificio di tutto questo sangue ci avrebbe condotto alla salvezza. Ma sapevo che non era vero. Le bugie più le nutri più ingrassano, osservano e raccontano solo quello che vuoi sentire. Niente era vero. Ed ora, che col passo del dolore vieni ancora a cercarmi, non voglio che tu percepisca il mio respiro. Tengo chiuse le palpebre, provo a resistere e non versare nemmeno una lacrima perché so che ti eccita vedermi così. Mi sono chiusa a chiave in questa casa, ho bloccato anche finestre e tapparelle. Non ti lascerò consumare quello che resta, non potrai sussurrarmi il tuo falso amore.
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verificare se l’url dell’anima contenga errori di battitura

Consustanziale al sapore che ha il dormire quando ci affoghi dentro inconsapevolmente, con occhi di vetro senza saper osservare perché sei trasparente ma anche inutilmente. Cibo delle scuse più semplici, coperta delle preghiere più sterili, pianto di poi che non c’era nemmeno la porta chiusa contro cui sbattere. Attraente quanto la materia che ha corrotto a sufficienza la voglia lunare, bolle sopra la crosta di questa morale ipocrita.  Per questo scrivere ma solo per mentire alle parole, alle conseguenze, alle strade oppresse dal traffico immobile di gente stanca di ascoltare. Il futuro, convalescente e stanco di ogni incertezza, bussa alle porte e non rispondo perché non voglio comprare più niente per me. Dormire in questo eterno errore del caricamento della pagina dove ho gettato cose, dove non trovo più quello che ho lasciato incustodito la vita prima.

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forse le parole ci osservano

(dedicato a J.)

Quando la tensione di parole arriva a mordere improvvisa, se penso a te e provo a riascoltare nella mente la tua voce le dita descrivono un fiore di carta che ho piegato senza nemmeno accorgermene. Forse vorrei riuscire a dirti che non c’è solo oscurità dentro me.

Trovare la maniera per condividere la mia anima con la tua, vedere se c’è un posto al riparo della troppa luce del giorno perché possa mettere radici e continuare a germogliare con te. Forse arrivare anche al punto di farti piangere ma non di dolore, soltanto perché è cresciuta inattesa un’emozione.

Poi, capita che prendo tra le dita il silenzio per farmi raccontare dove vanno a finire le parole quando non riescono a trasportare le cose che vorrei dire. Perché si infilano maldestre sotto l’uscio di una frase sbagliata e continuano a bussare per farsi aprire da te?

Ma poi rinuncio a tutto, smetto di pensare e di scriverci attorno. Ho un groviglio intricato addosso, una sovrastruttura di proiezioni altrui che anche se non raccontano davvero di me, anche se dentro quel groviglio non sto bene, purtroppo lì non devo più rendere conto ed è come avere un frammento di libertà da portarmi in tasca.

E cessa anche quel lento bussare, si trasforma solo nella preghiera di non aprire a me le tue porte. Perché hai ragione tu,
affiorano troppo in superficie le acque di questa oscurità dell’anima. Perché hai ragione tu…

Eppure le parole magari hanno un posto tutto loro, una casa che sembra così familiare anche se non c’hai messo ancora piede. Forse le parole ci osservano al di là delle paure che ci “lucchettano” il cuore e riescono a tornare a parlare di noi quando non volevamo più soffrirne ancora.

Così anche il silenzio possiede una sua ragione, far scendere questa febbre che avvolge le cose che non riusciamo a dire. Accetta in dono questa mia visione. Immagina di alzarti con tanta confusione, di non avere la forza di affrontare il giorno. Ed ora prova a tenere gli occhi chiusi, immagina che sto armeggiando in cucina per portarti una camomilla. Resta così. Persa in ogni singolo rumore. Ora apri gli occhi, guardami non ci sono nuvole all’orizzonte, solo una tazza di camomilla, un caldo mattino e del silenzio. Tutto qui.

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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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