orchestralmente

Pubblicato il 3 settembre 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Emergere dagli abissi dei ricordi su un tappeto di ottoni ed urlare il mio nome perché è l’unica cosa che contiene le mie origini, mentre il morso del tridente cerca l’altra metà di me e vuole sentire il sapore del nostro sangue. Quante battaglie tra me e me? Sul filo di questo respiro che cresce si innesta il pianoforte a pulsare cuore, così cuce e scuce il grigiore improvviso dei miei stati d’animo, gemelli discordanti negli emisferi della mente. Il tridente, stella nera, che brucia e percuote il terreno come un timpano per rovesciare questo mondo di me così sbagliato.
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osservo le fotografie

Pubblicato il 28 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Osservo le fotografie, ripercorro nella mente il tempo trascorso insieme e provo a rievocare gli odori di quei giorni come se annusassi di nuovo il senso della nostra felicità. Ho voglia di te ma non solo, di te e non mi basta. Ho voglia di osservare lo scorrere di altro tempo con la mia guancia incollata alla tua, di osservare insieme il mondo muoversi attorno a noi e perdersi per i fatti suoi. Ho voglia di lasciarmi andare anche alla banalità, di viverla con te come se fosse semplicemente una nota per poco accennata sulla tastiera della vita. Ho voglia di ogni sfumatura del noi.
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vieni nel mio cuore

Pubblicato il 28 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Faccio le pieghe al cuore perché voglio lasciarti entrare comodamente e rimboccartelo attorno. Vieni a dormire dentro di me, vieni e porta con te tutta la luce del sole che riesci a rubare via.
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sfrega il fiammifero

Pubblicato il 27 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Il giorno che si confonde e poi viene a nascondersi sotto l’ombra fredda di un risveglio senza niente da dire. Tu hai tutte le parole del mondo, tu possiedi ora anche le mie, sfrega il fiammifero e bruciale. Continuerò ad esistere nel silenzio che atterrisce e ingigantisce tutte le paure.
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sei un libro da leggere lentamente

Pubblicato il 26 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Il senso del perdersi , materializzare preghiere consunte ai margini della vita che fondo nei tuoi occhi con la mia. Sei mia? Sei solo tua? E investigando i margini di questo dubbio, ne approfitto per sentire altro sapore di te. Vengo a stringerti forte con la violenza di vivere l’intensità di questi germogli di tempo come se fossero soltanto nostri. I tuoi capelli sono vele, li allungo colle dita per prendere la direzione del nostro respirare… scivola con me, sciaborda con me in questa conchiglia di intimità fino a che la marea sarà solo il sottofondo che accompagnerà il dormire accanto, stanchi e felici. Accendo la tua pelle di linee rosse, come se volessi comporre il piacere per sentirti fiorire viva al ritmo della fuga da questi limiti di materialità, accendo la tua mente e sei un libro da leggere lentamente.
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il cielo allattato al seno

Pubblicato il 26 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Raccontare fiabe? Ma sei sicura che il mondo vorrebbe starle ad ascoltare? Quale sarà mai la differenza che separa le vite degli altri dalle nostre? Il tempo di un colpo al cuore, quell’emozione che ci ha lasciato senza sonno per la prima volta, il tuffo di ogni nuova nascita nell’acqua di questa esistenza così oscura. Avvicina la mano alla mia, provo a trasmettere il mio pensiero senza parole e a fartelo ascoltare come lo sta pronunciando la pulsazione che attraversa le mie vene. Sto pensando, rifletto a come questo cielo ci osserva, ci vede crescere ed evolvere, giorno dopo giorno, in mezzo a campi sterminati di idee. Sto pensando, rifletto a noi, chiudo gli occhi e annuso la tua presenza perché tu sei la luce che dilania questo cielo allattato al seno del riscatto. E vorrei essere il tridente di cui hai bisogno quando i pensieri sono anche troppi nella mente. Mantienimi saldo tra le tue dita per percuotere il terreno ed allontanare il male da te.
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l’architrave

Pubblicato il 25 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Amore? Amore? Amore… e lo chiami per nome come se fosse la porzione di quella parte che si aggrappa a me e vuoi offrirmela fino in fondo.
Amore, amore, amore… vuoi condividerlo con me per farmi entrare sotto la coperta della dolcezza che abita la tua anima. Notturna mi abbracci per baciarmi oltre quelle porte di dolore che tieni chiuse per non crollare da sola.
Ma non sai che io ti ho ascoltato, non so nemmeno come spiegartelo. Ho percepito qualcosa nel suono della tua voce già dalla prima telefonata, il rumore di quelle lacerazioni che nascondi quasi con vergogna.
Riuscirò a filtrare tutto il rumore di fondo del tuo dolore per ritrovare le frequenze della tua anima? Non lo so, qualche volta mi sento solo un puntino che non può darti la forza che cerchi.
Altre prendo le misure di questa parete di notte, con martello e scalpello ricavo lo spazio per l’architrave e mi sembra quasi di poter riuscire a portare a termine un’apertura che farà entrare il sole di cui abbiamo bisogno.
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grazie del vento contro

Pubblicato il 25 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Grazie del vento contro, delle ripetizioni di errori e di stimoli. Grazie fratello miseria, grazie sorella nostalgia. Grazie delle pericolose variabili che cercano di strangolare quel senso d’incertezza che ha il sapore del tempo ancora da raggiungere sulla strada. Piacere, tu sei preda ed eterna conquista del mio bisogno di peccato. Vieni semplicemente come sei, attraversa questa sottile calma perché si sta per scatenare il temporale e non m’ importa se perderò tutte le foglie, resterò albero curvo, coi rami neri e spezzati ma sarò ancora libero, semplicemente io. Sguscia dalla ragnatela la tregua appiattita dal giganteggiare della tirannide degli altri. Il mondo continua a collidere anche se dall’altra parte rispetto al noi, forse questa indifferenza ci permette di svegliarci e trovare dentro ai pezzi del giorno il sentiero per andare avanti… avanti e ancora avanti, senza sapere nemmeno dove sia finito l’avanti. La leggerezza degli inganni, la vita che ha le sue fottute spine ma resta un fiore del cui odore non si può fare a meno. Grazie, la quiete non è mai stata la risposta alle nostre comuni domande.
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la scrittura della mattina

Pubblicato il 25 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Durante la giornata ascoltò piuttosto distrattamente
gli altri interventi su argomenti appassionanti
come le proposizioni relative e
la posizione degli avverbi.
Bjorn Larsson,
Otto personaggi in cerca (con autore) –
Iperborea, traduzione di Katia De Marco,
Pag. 61, 2009, ISBN 9788870911718

Mi è capitato tra le dita un vecchio numero di Avidi Lumi, precisamente quello del 14 del febbraio 2002, dove, a pagina 47, il Prof. Dinko Fabris esordiva così: “L’esistenza di un ritratto può dire molto della considerazione di un musicista nei secoli scorsi”. L’articolo, dedicato alla diffusione di David Perez attraverso l’editoria musicale, prosegue poi con l’elencazione di quei musicisti dei quali è stato tramandato il volto, pochi, davvero pochi.

Quelle righe, hanno messo in moto in me la scrittura della mattina presto attorno alla riflessione sul concetto di memoria e di considerazione. Naa, non aspettatevi quel genere di riflessioni, soprattutto perché qui si tenta di chiudere il sipario a causa della troppa stanchezza e delle delusioni, basta, che torni tutto a morire dentro i cassetti.

Mi sono messo a spulciare tra i volumi, a cercare l’eidolon come se volessi rassicurarmi che la memoria conserva per davvero l’immagine, almeno ne era convinto Platone quando scriveva dell’impronta celebrale del sigillo in Teeteto 191 c-e: “Ciò che è impresso noi lo ricordiamo e così lo conosciamo per il tempo che perdura la sua immagine. Ma quello che viene cancellato, quello che non può essere impresso, noi lo dimentichiamo e, alla fine, non lo conosciamo”.

Poi mi è parso di sentire un movimento dentro, come accade quando si ha tra le dita un oggetto vuoto dentro il quale balla qualcosa. Dentro il vuoto causato dalla profondità della mia ignoranza, ballavano le riflessioni attorno al senso di ogni processo di memorizzazione umana.

Mi è tornato in mente che da qualche parte Plotino s’era messo a scardinare il materialismo delle impronte, quella sudditanza della parte spirituale del noi rispetto alle sensazioni impresse nel corpo di cui parlava Platone. In effetti, nell’Enneade, finisce per invertire l’ordine, così il corpo viene dopo dato che la memoria è una proprietà, o meglio una potenzialità, dell’anima.

Peccato che alla fine torniamo al concetto delle impronte e ci resta solo una contrapposizione, ops una seduzione terminologica dove al materialismo mettiamo innanzi uno spiritualismo delle impronte.

Investito dalle preoccupazioni del mattino, dalle discussioni e dalle incomprensioni, ho finito per bruciarle quelle riflessioni restando solo con un post incompiuto e gettato nel vuoto senza eco che è ormai diventato il web.

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altrove?

Pubblicato il 19 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Devo averlo scritto piccolo, troppo piccolo il mio ultimo pensiero d’amore per te, perché oggi ho l’impressione di avere anche il fiatone. Sarò davvero sveglio? Osservo il mondo ma non mi sento pronto a fare incetta di dettagli. Vorrei, vorrei soltanto restare sotto le coperte con te. Il mondo attraverso gli occhi. Sarò sveglio davvero? Magari solo perché ad immagine e somiglianza di qualche nevrotica divinità? Forse hanno ragione gli altri, possedere il pensiero ci fa stare eretti per dominare anche senza niente da dire… erette scimmieuomo nel vuoto che sorge improvviso e livido di splendore. Smarrisco anche questa stupida riflessione e torno da te, torno a pensare colla voglia di prenderti per fare l’amore e leccarti di dosso ogni pudore. E se fosse tutto qui l’altrove? Se fosse il ritmo del nostro respirare, i tuoi capelli che raccolgo colle mani. Se fosse solo uno stare sopra quel tessuto di parole che restano all’angolo… come se avessimo intrapreso un viaggio senza neppure muoverci. In onda io e te attraverso un flusso di pensieri dove vorrei condurti mia. Ho le dita che raccontano sulla tua pelle, raccontano e descrivono le vie dove restavamo abbracciati mentre Roma ci respirava attorno. Guardami negli occhi mentre ti bacio, guardami perché tutto il resto è solo un punto estremo di questo universo. Il mondo per queste ore non esisterà più. Ecco, questo altrove è per me una nuova nascita in un bozzolo dove siamo semplicemente io e te. Forse è solo che ascolto una canzone che a te piace, una canzone che si chiama “Altrove”. Ti penso così e scrivo piccolo, troppo piccolo altri pensieri d’amore per te.
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