E cadrò, forse con un foro dentro al cuore. Un posto vuoto dove scavare una stanza tutta per te. Cadrò come quei petali di primavera che non s’abituano alla dolcezza. Vorrebbero minacciare di far guerra al mondo pur di non sentirsi soli e smarriti nelle perturbazioni del cuore, all’improvviso, quando risuona, a piena voce, per inghiottire anche il silenzio. Cadrò, quando tutto quel vuoto sarà servito da cassa armonica per sedurti e condurti da me. E cadrò, forse semplicemente vestito di questo tenero niente ed in esso percepire il nostro respirare al fondo dei tuoi pensieri, trovare il tuo calore e farmelo bastare. Sì cadrò tra le tue braccia, malato d’un peccato lunare che è poi quello che davvero sono, l’uomo che ha timore delle perturbazioni insegnate dalla lingua del cuore senza parole. Cadrò, come una domanda senza necessità di risposte, nel beneficio del dubbio dei tuoi occhi. Scenderò dentro le tue stanze, un passo dietro l’altro, ed aprirò tutte le porte che conducono alla tua anima. Cadrò, come un bilanciere impuro che s’ostina a governare il suo tempo anche se questo non è concesso. Ma batte, pulsa e scava per riuscire a drenare linfa al tuo giardino. Cadrò, nell’intervallo imperfetto della nostra umanità. Cadrò nel tuo abbraccio forse per tutte le ragioni sbagliate di questo mondo, oppure perché ho preso con te questo biglietto ed aspetto il nostro treno. Forse, mentre camminavo dentro te, ho lasciato cadere piccoli semi, ora aspetto la tua fioritura.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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