L’auto non ha più la velocità dei miei pensieri e il mare si protende con le sue bocche affamate per divorare ciò che vi specchio dentro. Sarà la stanchezza degli occhi, cercano e osservano ma senza concentrazione gli altri viaggiatori persi per le loro direzioni.
Mi dico, mi ripeto – ora basta, ferma questa stupida corsa…- e poi rallento. Parcheggio e prendo a respirare ma ho un dolore che non ha nemmeno un nome. Osservo il cielo e non abbiamo niente di cui parlare, cammino verso la sabbia ed affondo lieve un passo dietro l’altro.
Resto ad ascoltare il mare, lo lascio a divorare lentamente anche me mentre cerco di afferrare le ali d’un pensiero. No, non sono così pratico e ho paura di far troppo male col tocco delle mie dita, così lo lascio attraversare la linea dell’orizzonte in cerca della sua direzione.
Osservo ancora il cielo, non abbiamo mai avuto certezze da condividere. Mi dico, mi ripeto – smettila di urlare sotto pelle, finirà che le parole prenderanno vita – e poi respiro piano. Il traffico quasi non esiste più, mi resta solo la strana impressione di essere da solo con la fame del mare a sorvegliarmi.
E quel pensiero che ostinato prova a resistere, s’è fatto già troppo lontano, quasi da non distinguere più il contorno del suo volo. Il dolore che mi tiene compagnia, come il senso d’un abbandono che fa troppo male per essere stato così breve. La sabbia che cambia aspetto, mi sdraio ed osservo distratto il cielo tanto non troveremo mai di che parlare.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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