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hermansji

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il mare ha fame

L’auto non ha più la velocità dei miei pensieri e il mare si protende con le sue bocche affamate per divorare ciò che vi specchio dentro. Sarà la stanchezza degli occhi, cercano e osservano ma senza concentrazione gli altri viaggiatori persi per le loro direzioni.

Mi dico, mi ripeto – ora basta, ferma questa stupida corsa…- e poi rallento. Parcheggio e prendo a respirare ma ho un dolore che non ha nemmeno un nome. Osservo il cielo e non abbiamo niente di cui parlare, cammino verso la sabbia ed affondo lieve un passo dietro l’altro.

Resto ad ascoltare il mare, lo lascio a divorare lentamente anche me mentre cerco di afferrare le ali d’un pensiero. No, non sono così pratico e ho paura di far troppo male col tocco delle mie dita, così lo lascio attraversare la linea dell’orizzonte in cerca della sua direzione.

Osservo ancora il cielo, non abbiamo mai avuto certezze da condividere. Mi dico, mi ripeto – smettila di urlare sotto pelle, finirà che le parole prenderanno vita – e poi respiro piano. Il traffico quasi non esiste più, mi resta solo la strana impressione di essere da solo con la fame del mare a sorvegliarmi.

E quel pensiero che ostinato prova a resistere, s’è fatto già troppo lontano, quasi da non distinguere più il contorno del suo volo. Il dolore che mi tiene compagnia, come il senso d’un abbandono che fa troppo male per essere stato così breve. La sabbia che cambia aspetto, mi sdraio ed osservo distratto il cielo tanto non troveremo mai di che parlare.
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il sorriso del sole

Non è una contrattura quella che si espande attraverso me, forse è proprio una frattura di cose che non hanno mai avuto un significato. Cade il pensiero e rotola, va da qualche parte mentre c’è solo il sorriso del sole che invade tutta la stanza. Io ho gli occhi dolenti eppure cerco di osservare, ma cosa ci sarà mai da guardare? Se il mondo sbircia addosso, perché ci ostiniamo a volerlo salvare e sbirciamo anche, mentre ci mangiamo le unghie imbambolati, presi dall’osservare ma per trovarci cosa? Cosa c’è? Quando ti viene come un muto disagio, come se ti mancasse tutto e non ti manca niente. Con le mani che sembrano mezze parole che non sei più in grado di pronunciare, colle braccia che sembrano rami d’un albero. Albero che c’ha quella ferita che ti si addice e ci va a riposare un vecchio gufo. Allora sei cavo così, perché non ti hanno tolto il cuore s’è fatto polvere evolvendo secondo logiche tutte umane. Così smettila di credere che l’umanità sia un valore, che dietro alle nuvole bianche o grigie restino comunque dei sentimenti capaci di urlare più forte del resto. Finiresti solamente ad osservarti invecchiato, proprio come il gufo che si ricorda di te ma quando vuol sentirsi protetto per chiudere gli occhi ed abbracciare una notte senza paure. Ma non riesco a smettere, non ci riesco mai. No, non è una contrattura, nemmeno una frattura, forse assomiglia a certe ferite che ti fanno del bene, mentre ti ascolti vivo colla voglia d’un pensiero positivo. Una bella abitudine, una frase d’amore pronunciata piano con troppa commozione a far vibrare leggere le parole, forse assomiglia a questo sole che ha il sorriso e non smette di rovistare nel perfetto disordine delle cose da fare.
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stazione termini

Ma i treni davvero vanno via? Mi interrogo e prendo appunti tra logiche divergenze. Dove la penna disegna il pensiero lì si interrompe, come il cuore che non vuole sapere chi tira per lo xilema le foglie. Questi treni, ferraglia dolente e sporca, assomigliano a tanti sipari delle stagioni del cuore. Eppure, attraverso le loro partenze, si riordina la materia almeno cordiale nella traccia delle direzioni che vanno via… anche se per tornare. Ma i treni davvero si lasciano dietro tutti posti che attraversano? Forse ci illudono di aver tanto da raccontare, come se fosse possibile voltare pagina o trovare qualcuno con cui condividere per davvero come siamo fatti dopo che ci hanno spogliati di ogni idealizzazione.
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ed i fiori crescono

Ed i fiori crescono anche al riparo dei capricci del tempo, restano a godersi il principio del mattino quando a noi invece viene addosso quella nostalgia difficile da spiegare. Le nostre automobili vanno veloci, forse perché abbiamo già impattato contro un muro di ostacoli nella fretta di vedere che faccia avesse alla fine la nostra direzione. I nostri occhi restano appesi alle domande da fare e alle risposte da dare, solo che poi manca il tempo per fare uno scambio equo, così io prendo le domande e a te restano solo le risposte ma quelle sbagliate. Ed i fiori ci osservano al riparo dell’inutile violenza che mettiamo in ogni gesto, restano a godersi senza necessità da di noi anche il principiare della notte quando ci resta addosso solo la nostalgia difficile da spiegare.
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la mente ingombra di pensieri

Con la mente ancora ingombra di pensieri, mi sveglio tormentato da quel senso di abbandono che mi viene a cercare proprio quando per un attimo avevo smesso di pensarci. Che poi non è nemmeno il momento giusto e così mi va di traverso un’altra fila di pensieri, s’era messa a nuotare irriverente nel mio cappuccino. Sarà colpa di non aver aggiungo mai la giusta dose di distacco nelle cose, sarà che ogni caduta lascia almeno un livido, oggi c’è solo questa mente ingombra, a gravare sulla coda della notte che va dileguando. La mia voce prende a leggere un appunto, l’avevo scritto pensando a lei, ma non arriverà da nessuna parte, la mia voce che si fa silenzio di colpo e non c’è nient’altro, solo la solita incomunicabilità, distillata come una cura, l’unica che davvero funzioni per quelli come. E poi scivolare dentro a qualcosa che vagamente assomiglia al bisogno di comprensione che cerco ma non c’è, a quell’abbraccio che vorrei sentire, stringermi così forte da interrompere il pianto che non riesco mai a piangere. Scivolare dentro alla penombra d’un bacio ma non era destinato a me, farmi del sordo male per risalire dalle pareti d’un cuore già occupato. Forse invidiare un po’ che non sono il destinatario di quel caldo amore mentre i pensieri vanno via senza salutare, in questa mente cosi ingombra, ma dove andranno? Quanto è dura questa assenza di sonno, quasi un risveglio senza uscita, dovrei ancora pensare che tutto è possibile?
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su questo troppo tempo

Per troppo tempo ma cosa è poi questo nostro tempo? Sabbia che scivola tra le dita, se fosse tutto chiaro come la pioggia, se fosse tutto così semplice da poterlo soppesare come provo a fare ora coi miei sentimenti, non ci sarebbe da averne paura. Sarei il primo a non voler neppure sbagliare con te. Purtroppo ci hanno fatto soltanto umani ed errare è il nostro errato messale. Ma continuo a tenerti tra queste dita e disegnare nell’aria il tuo viso, continuo a raddrizzare l’andatura per poter seguire la linea che conduce a te e, anche se avrei voglia di bussare, lascio che tu decida se questo troppo tempo ha già stacco le piume del nostro vivere nella mente di entrambi. No, non voglio ferire ma nemmeno nascondermi dietro qualche cosa e se potessi vorrei essere chiaro proprio come la pioggia.
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nelle calli della notte

Prendere altre gocce di smarrimento, assieme al resto della confusione che mi sono servito per questi giorni. Ho fatto una collezione tutta mia degli sbagli che mi porto dentro. Ecco, pagherò il giusto prezzo e non lascerò conti in sospeso. M’osserva la luna infrangibile, apro a lei queste mani per mostrare cosa raccontano di me, in mezzo a campi coltivati d’amarezza c’è anche l’amore che pure tengo in caldo. Quante cose che non so più, eppure nelle calli di questa notte c’è un porto per riposare le rotte delle mie perturbazioni. Salgono dal cuore le correnti sbagliate che travolgono tutto quello che sfioro con le dita.
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i beinettesi

Qualche giorno fa ho ricevuto un gradito presente da parte di Michela e Samuele, i Beinettesi. Ringraziando entrambi del gesto carino ho fatto qualche foto ai miei graditi ospiti:



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il collettivo voci #7

Un altro mio piccolo contributo al Collettivo Voci di Mitia. Questa volta leggo il bel racconto “Feroci esistenze” scritto da Pepper Mind.

Link: Trovate il mio contributo QUI!!
MP3: Download
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s / o / m / n / o

ma che tipo di discorso era?
forse stava alla fine della meta?
oppure dovevo ancora imparare
la lingua adatta per pronunciarlo?
intanto la luce offusca questa notte
con cicatrici perenni ed occhi stanchi
per inghiottire anche le sfumature
tenui del mondo che esplode da sé
attorno al bordo esterno del me
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Abruzzo Lutto Terremoto 2009


Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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