cosa vedi?

Pubblicato il 28 gennaio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Cosa vedi? Perché anche se io dico – vedo – son quasi sicuro che tu non lo vedi… che non vedi quello che vedo io. Ed è per questo che voglio inghiottire stelle cadenti ma fino ad intossicarmi. Solo che puoi aggiungere zucchero ma se hai l’amaro dentro tutto sarà amaro, anche quei germogli di pensieri che ti sembrano aver preso la forma o almeno la piega dell’affetto. Poi ponderare i passi. Uno dietro l’altro, così ancora ed ancora verso un posto, ma un posto impreciso che pure deve esserci. Un luogo dove sembri tutto logico, dove poter lasciare alla porta quel caderci dentro alle cose che ti accadono giorno per giorno. Ma è come scivolare fin dentro le vesti d’una nebbia densa di contraddizioni e non riuscire a trovare da solo la via d’uscita. Rassomigliare ad un timpano che qualcuno proverà a suonare, forse senza un perché… Come se crescesse un urlo dentro, un urlo che sai di poter urlare e d’aver fiato a sufficienza per far cadere tutte le stelle. Inghiottirle e spegnere finalmente questo stupido tendone di scena chiamato cielo. Tu allora che cosa vedi attraverso questo buio?
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del caffè

Pubblicato il 27 gennaio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Che poi mi chiedo “perché mi sveglio e non lascio i pensieri a scorticarsi tra loro dentro al letto?” Ed ho pure il coraggio di rispondere a questa sciocchezza, di rispondermi in modo ancora più stupido “ah già… non si può” . Guardo l’orologio e sono irrimediabilmente solo le cinque, precise e nette come il display che minaccia di far ripartire la sveglia, se non mi decido a respirare l’incedere invadente del quotidiano. E mi viene un’altra domanda, stupida allo stesso modo, “sarà freddo a sufficienza là fuori?”. Così mi sveglio con la sensazione che la febbre non sia solo un semplice malessere. Farà i bagagli e pace, ci siam detti già tutto senza nemmeno farci male a sufficienza per sentirci amati. No, la febbre è come la scusa di qualcosa che sta più in profondità, della lava che mi porto dentro. Allora, se là fuori il mondo sarà freddo a sufficienza, forse si estinguerà. Ma non è così. Non si estinguono i pensieri, non c’è un antidoto che funzioni. Preso all’improvviso il mondo, tondo ed infetto di contraddizioni, goduto e portato all’esasperazione più nera dalla follia di questa scimmia chiamata uomo, no… il mondo ha solo una fottutissima paura. Ed alla fine ci rivolta come un qualsiasi calzino. Ci illude di non essere nemmeno stronzo a sufficienza, che tutto può ancora cambiare. Finiamo per convincerci che, se anche nessuno riuscirà mai a rompere i suoi ingranaggi, sarà pur sempre possibile mettergli un bastone tra i raggi per farlo sbandare… o sostituirne i pezzi difettosi e che questo alla lunga porterà ad una consapevolezza ulteriore.Ci torna il sorriso e prendiamo, allunghiamo le mani e prendiamo quello che ci offre, perché nelle tasche del mondo c’è tanto e del troppo noi abbiamo bisogno… poi, accartoccio i pensieri e faccio un aeroplanino di carta. Mentre lo vedo andare ignaro a sfracellarsi contro una pozzanghera rifletto che c’è più di un buon motivo per cui non mi va di prendere il caffè la mattina, in parte, per i pensieri che faccio dopo.
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macchie scure

Pubblicato il 25 gennaio 2010 in prosa, riflessioni, www.hermansji.it da hermansji

Ma tu che mi leggi a fare? Dentro questo labirinto di scrittura non puoi trovare altro che frammenti di direzioni. Prova ad alzare il volume dei pensieri. Senti il rumore di queste parole? C’è solo dell’interferenza, è il tuo cuore a contatto con la materia grezza di cui è fatto un mondo così sbagliato. Tu che mi leggi hai scoperto quanto può deluderti l’uomo che è in me? Non sono io ma tu che osservi, sei tu a mettere ordine ed attribuire valore al disordine che mi lascio dietro. Sei tu che vedi il buono e non i frammenti di taglienti sciocchezze che getto via. Perché non mi lasci morire nel confine tratteggiato di questo silenzio? Perché non hai il coraggio di riprendere quello che t’appartiene? Vieni più vicino. Vieni ed ascolta la mia nuda voce. Ascoltala per davvero, senti il picco del rumore di fondo che è in me. No, non è semplicemente questo il punto. Smettila di mentire, smettila di attribuirmi il valore che non ho. Smettila di fare la vittima. Gli uomini non hanno niente dentro ed io non sono diverso da nessun altro, io sono tutto ciò che tu hai già incontrato. Nella mia anima c’è solo l’abisso che trascina dentro le navi che non hanno cambiato rotta quando era il loro momento. Puoi chiamarla incomunicabilità ma sarebbe solo un’altra delle coperte dove nascondere la verità… i pensieri non hanno volto, nemmeno la sostanza della carne ed il calore del sangue.
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Sufism and Jihad in Modern Senegal – The Murid Order, Glover

Pubblicato il 25 gennaio 2010 in blog, riflessioni da hermansji
sufism  Sufism and Jihad in Modern Senegal   The Murid Order, GloverNel volume Sufism and Jihad in Modern Senegal (ISBN: 9781580462686), il Professor Glover offre un interessante spaccato della storia del Senegal dal periodo pre-coloniale, all’amministrazione francese fino al raggiungimento di una maturità nazionale.

L’attenzione dello studioso è, principalmente, focalizzata ad individuare i modi in cui si siano sedimentate tra loro le influenze date dall’islam, dalle dottrine del sufismo, dai moti di jihad armata in rivolta contro lo strapotere delle autorità coloniali e contro quella visione distruttiva della conquista propria dell’Europa.

Elementi, questi, che hanno costituito, via via, i principali punti di forza per l’espansione della Murīdiyya non soltanto perché principale ordine sufi del Senegal ma anche per la capacità di farsi gruppo promotore e facilitatore di un vero è proprio processo di transizione verso lo stato “moderno”.

Lo stesso autore conia l’espressione “an indigenous form of modernity” per definire il ruolo attivo dell’ordine Murid del Senegal nella costituzione di un’ identità e nel farsi portavoce di una ideologia di riforma e rinascita della storia nazionale.
Glover chiarisce anche come il concetto di “modernità”, applicato alle culture non occidentali, soffra di una sorta di offuscamento e ideologizzazione persino tra gli studiosi, per cui vi è una tendenza a voler per forza leggere la cultura islamica solo attraverso i tratti negativi.

Volendo approcciare l’islam in maniera più “aperta”, è doveroso “correggere” la visione orientalista secondo cui il mondo islamico è stato da sempre refrattario alle innovazioni non partecipando a quella che consideriamo l’età moderna.

All’opposto, secondo Glover, l’esperienza del Senegal dimostrerebbe come l’ordine Murid abbia favorito proprio il cambiamento economico, sociale ed anche il quadro politico nazionale tanto che l’islam, attraverso il sufismo, ha fatto da collante per le radici di un’ intera collettività e da fattore di emancipazione dall’oppressione dell’epoca coloniale.
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venus

Pubblicato il 24 gennaio 2010 in poesia da hermansji

qui del posto c’è
tra infezioni di passioni
e ad ogni allunaggio
la pelle non farà più male

forse smetteremo anche di cercare
la spiegazione più ragionevole
il tempo migliore
per possedere lune nuove all’orizzonte

forse troveremo la nostra vera ragione
e ci abitueremo anche a sopportare
la solitudine del nostro restare insieme
come l’intensità del silenzio

qui del posto c’è
anche se non è niente di più
delle luci tenui d’un crepuscolo
che ci annulla in noi
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dalla parte dell’inquietudine #2

Pubblicato il 17 gennaio 2010 in prosa da hermansji

Vuoi sentire la voce che non ha voce? Vuoi leggere le parole che non hanno forma? Vuoi sentire la marea ma senza nemmeno una goccia d’acqua a bagnarti? Vuoi restare qui, nel punto esatto dove pulsa ogni dolore del mondo e sentire che lo chiamano in molti modi, qualcuno semplicemente vita? Vado a memoria per avere la pelle di tutte le inquietudini e penetrale penetrare ciò che più voglio rinnegare. L’oscurità, il nome delle stagioni, il sapore agrodolce dell’amore, l’inutile eco delle preghiere, il nome delle malattia, qualsiasi me che respira ma a contatto col freddo d’un colpo in canna…
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entri

Pubblicato il 15 gennaio 2010 in prosa da hermansji

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Entri e prendi posto come se fosse tutto qui. Entri e respiri l’aria che respiro io. Entri ed alla fine lascio che tu trovi dello spazio da occupare in questa ossidiana che ho per cuore. Entri e parli, parli senza mai dire quello che davvero vuoi. Entri e rovesci anche il mio liquore preferito. Entri e dici solenne di voler condividere tutto con me, ma la pressione di questa inquietudine la sopporto soltanto io. Entri ma quando comincia a scaldarsi tutto, quando anche le parole bruciano, tu vai via. Entri ma senza disfare le valigie. Entri e prendi a cambiare colore alla notte che ho messo alle pareti, a coprire stelle e pianeti perché tu vuoi il cielo blu, il cielo solo blu. Entri e dici che il mio tridente ti fa paura ma a me non rinuncerò. Entri e cerchi di far spazio buttando via le cose che invece voglio conservare. Entri e, quando hai voglia di far l’amore, allora sono io che entro dentro te e sembri tornare umana. Entri ma solo per uscire sbattendo la porta.
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Ringrazio Jessica Carrieri / Iskah di aver letto “entri” per il Collettivo Voci.

Link: MP3 download.


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bruciano

Pubblicato il 14 gennaio 2010 in blog, riflessioni da hermansji

e l’ambulanza si allontana… riflessioni che non servono a niente in tasca, bruciano, insieme a quel buco nero che ho per cuore bruciano…


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nautilus

Pubblicato il 10 gennaio 2010 in prosa da hermansji

Il viaggio che sembra non finire, cercare il confine almeno con gli occhi e non trovare altro che strade. Gente in cammino come noi mentre la notte inghiotte piano il cielo. Poi ci prende il sonno e sedotti ci addormentiamo. Al mattino scaldare il motore prima di partire, non siamo noi a scegliere la nostra direzione. E’ l’amore che ci sconvolge, sposta ed ammobilia le pareti del cuore ma come vuole. Avere la voce e prendere le parole, ad una ad una, proprio come vengono dal fiore dell’anima. Riuscire a confidare quello che sentiamo e restare in attesa d’una risposta. Urlare di sangue mentre s’accende il fuoco sotto pelle, possedere e godere al ritmo della vita. Crederci ancora a quel senso di quiete che ti regala l’affetto di qualcuno quando s’addormenta o ti sveglia per affrontare la vita con te. Staccare a morsi i fiori della violenza per tenere l’odio del mondo fuori. Disegnare le stelle quando mancano i riferimenti per attraversare l’oscurità interiore… e conservare il pianto per quando servirà la pioggia. Tenere aperti i sogni per farci entrare il nostro respiro, amare e riprendere il viaggio che non sembra finire.
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stroboscopio parla di me

Pubblicato il 10 gennaio 2010 in blog da hermansji

Ringrazio Noa per le cose che ha scritto su di me, però sono diventato rosso leggendole.
Trovate il suo post a questo link:
http://www.stroboscopio.com/
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