
Cosa vedi? Perché anche se io dico – vedo – son quasi sicuro che tu non lo vedi… che non vedi quello che vedo io. Ed è per questo che voglio inghiottire stelle cadenti ma fino ad intossicarmi. Solo che puoi aggiungere zucchero ma se hai l’amaro dentro tutto sarà amaro, anche quei germogli di pensieri che ti sembrano aver preso la forma o almeno la piega dell’affetto. Poi ponderare i passi. Uno dietro l’altro, così ancora ed ancora verso un posto, ma un posto impreciso che pure deve esserci. Un luogo dove sembri tutto logico, dove poter lasciare alla porta quel caderci dentro alle cose che ti accadono giorno per giorno. Ma è come scivolare fin dentro le vesti d’una nebbia densa di contraddizioni e non riuscire a trovare da solo la via d’uscita. Rassomigliare ad un timpano che qualcuno proverà a suonare, forse senza un perché… Come se crescesse un urlo dentro, un urlo che sai di poter urlare e d’aver fiato a sufficienza per far cadere tutte le stelle. Inghiottirle e spegnere finalmente questo stupido tendone di scena chiamato cielo. Tu allora che cosa vedi attraverso questo buio?
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Autore: hermansji .:. | Data: 28 gennaio 2010 alle 21:22 | Categorie: prosa, riflessioni | Tags: affetti, affetto, buio, cosa vedi, dentro alle cose, le stelle, stelle, timpano, urla | Nessun commento

Che poi mi chiedo “perché mi sveglio e non lascio i pensieri a scorticarsi tra loro dentro al letto?” Ed ho pure il coraggio di rispondere a questa sciocchezza, di rispondermi in modo ancora più stupido “ah già… non si può” . Guardo l’orologio e sono irrimediabilmente solo le cinque, precise e nette come il display che minaccia di far ripartire la sveglia, se non mi decido a respirare l’incedere invadente del quotidiano. E mi viene un’altra domanda, stupida allo stesso modo, “sarà freddo a sufficienza là fuori?”. Così mi sveglio con la sensazione che la febbre non sia solo un semplice malessere. Farà i bagagli e pace, ci siam detti già tutto senza nemmeno farci male a sufficienza per sentirci amati. No, la febbre è come la scusa di qualcosa che sta più in profondità, della lava che mi porto dentro. Allora, se là fuori il mondo sarà freddo a sufficienza, forse si estinguerà. Ma non è così. Non si estinguono i pensieri, non c’è un antidoto che funzioni. Preso all’improvviso il mondo, tondo ed infetto di contraddizioni, goduto e portato all’esasperazione più nera dalla follia di questa scimmia chiamata uomo, no… il mondo ha solo una fottutissima paura. Ed alla fine ci rivolta come un qualsiasi calzino. Ci illude di non essere nemmeno stronzo a sufficienza, che tutto può ancora cambiare. Finiamo per convincerci che, se anche nessuno riuscirà mai a rompere i suoi ingranaggi, sarà pur sempre possibile mettergli un bastone tra i raggi per farlo sbandare… o sostituirne i pezzi difettosi e che questo alla lunga porterà ad una consapevolezza ulteriore.Ci torna il sorriso e prendiamo, allunghiamo le mani e prendiamo quello che ci offre, perché nelle tasche del mondo c’è tanto e del troppo noi abbiamo bisogno… poi, accartoccio i pensieri e faccio un aeroplanino di carta. Mentre lo vedo andare ignaro a sfracellarsi contro una pozzanghera rifletto che c’è più di un buon motivo per cui non mi va di prendere il caffè la mattina, in parte, per i pensieri che faccio dopo.
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Autore: hermansji .:. | Data: 27 gennaio 2010 alle 19:07 | Categorie: prosa, riflessioni | Tags: caffè, febbre, mondo, orologio, pensieri, scimmia uomo, un buon motivo | Nessun commento

Ma tu che mi leggi a fare? Dentro questo labirinto di scrittura non puoi trovare altro che frammenti di direzioni. Prova ad alzare il volume dei pensieri. Senti il rumore di queste parole? C’è solo dell’interferenza, è il tuo cuore a contatto con la materia grezza di cui è fatto un mondo così sbagliato. Tu che mi leggi hai scoperto quanto può deluderti l’uomo che è in me? Non sono io ma tu che osservi, sei tu a mettere ordine ed attribuire valore al disordine che mi lascio dietro. Sei tu che vedi il buono e non i frammenti di taglienti sciocchezze che getto via. Perché non mi lasci morire nel confine tratteggiato di questo silenzio? Perché non hai il coraggio di riprendere quello che t’appartiene? Vieni più vicino. Vieni ed ascolta la mia nuda voce. Ascoltala per davvero, senti il picco del rumore di fondo che è in me. No, non è semplicemente questo il punto. Smettila di mentire, smettila di attribuirmi il valore che non ho. Smettila di fare la vittima. Gli uomini non hanno niente dentro ed io non sono diverso da nessun altro, io sono tutto ciò che tu hai già incontrato. Nella mia anima c’è solo l’abisso che trascina dentro le navi che non hanno cambiato rotta quando era il loro momento. Puoi chiamarla incomunicabilità ma sarebbe solo un’altra delle coperte dove nascondere la verità… i pensieri non hanno volto, nemmeno la sostanza della carne ed il calore del sangue.
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Autore: hermansji .:. | Data: 25 gennaio 2010 alle 22:23 | Categorie: prosa, riflessioni, www.hermansji.it | Tags: blessure, coperte, cornice, macchie scure, spine, su di me e sulle mie lusinghe | 4 Commenti
qui del posto c’è
tra infezioni di passioni
e ad ogni allunaggio
la pelle non farà più male
forse smetteremo anche di cercare
la spiegazione più ragionevole
il tempo migliore
per possedere lune nuove all’orizzonte
forse troveremo la nostra vera ragione
e ci abitueremo anche a sopportare
la solitudine del nostro restare insieme
come l’intensità del silenzio
qui del posto c’è
anche se non è niente di più
delle luci tenui d’un crepuscolo
che ci annulla in noi
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Autore: hermansji .:. | Data: 24 gennaio 2010 alle 18:44 | Categorie: poesia | Tags: allunaggio, amore, cercare, crepuscolo, la vera ragione, mi verrai a cercare, noi, passione, passioni, pelle, restare insieme | Nessun commento
Vuoi sentire la voce che non ha voce? Vuoi leggere le parole che non hanno forma? Vuoi sentire la marea ma senza nemmeno una goccia d’acqua a bagnarti? Vuoi restare qui, nel punto esatto dove pulsa ogni dolore del mondo e sentire che lo chiamano in molti modi, qualcuno semplicemente vita? Vado a memoria per avere la pelle di tutte le inquietudini e penetrale penetrare ciò che più voglio rinnegare. L’oscurità, il nome delle stagioni, il sapore agrodolce dell’amore, l’inutile eco delle preghiere, il nome delle malattia, qualsiasi me che respira ma a contatto col freddo d’un colpo in canna…
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Autore: hermansji .:. | Data: 17 gennaio 2010 alle 22:47 | Categorie: prosa | Tags: inquietudine, oscurità, vita | Nessun commento

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Entri e prendi posto come se fosse tutto qui. Entri e respiri l’aria che respiro io. Entri ed alla fine lascio che tu trovi dello spazio da occupare in questa ossidiana che ho per cuore. Entri e parli, parli senza mai dire quello che davvero vuoi. Entri e rovesci anche il mio liquore preferito. Entri e dici solenne di voler condividere tutto con me, ma la pressione di questa inquietudine la sopporto soltanto io. Entri ma quando comincia a scaldarsi tutto, quando anche le parole bruciano, tu vai via. Entri ma senza disfare le valigie. Entri e prendi a cambiare colore alla notte che ho messo alle pareti, a coprire stelle e pianeti perché tu vuoi il cielo blu, il cielo solo blu. Entri e dici che il mio tridente ti fa paura ma a me non rinuncerò. Entri e cerchi di far spazio buttando via le cose che invece voglio conservare. Entri e, quando hai voglia di far l’amore, allora sono io che entro dentro te e sembri tornare umana. Entri ma solo per uscire sbattendo la porta.
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Ringrazio Jessica Carrieri / Iskah di aver letto “entri” per il Collettivo Voci.
Link: MP3 download.
Autore: hermansji .:. | Data: 15 gennaio 2010 alle 20:40 | Categorie: prosa | Tags: aria che respiro, audio, cambiare colore alla notte, entri, il cielo solo blu, inquietudine, le parole bruciano, liquore, mp3, notte, ossidiana, sbattendo la porta, tridente, vai via, valigie | Un commento
e l’ambulanza si allontana… riflessioni che non servono a niente in tasca, bruciano, insieme a quel buco nero che ho per cuore bruciano…
Autore: hermansji .:. | Data: 14 gennaio 2010 alle 19:00 | Categorie: blog, riflessioni | Tags: | Nessun commento

Il viaggio che sembra non finire, cercare il confine almeno con gli occhi e non trovare altro che strade. Gente in cammino come noi mentre la notte inghiotte piano il cielo. Poi ci prende il sonno e sedotti ci addormentiamo. Al mattino scaldare il motore prima di partire, non siamo noi a scegliere la nostra direzione. E’ l’amore che ci sconvolge, sposta ed ammobilia le pareti del cuore ma come vuole. Avere la voce e prendere le parole, ad una ad una, proprio come vengono dal fiore dell’anima. Riuscire a confidare quello che sentiamo e restare in attesa d’una risposta. Urlare di sangue mentre s’accende il fuoco sotto pelle, possedere e godere al ritmo della vita. Crederci ancora a quel senso di quiete che ti regala l’affetto di qualcuno quando s’addormenta o ti sveglia per affrontare la vita con te. Staccare a morsi i fiori della violenza per tenere l’odio del mondo fuori. Disegnare le stelle quando mancano i riferimenti per attraversare l’oscurità interiore… e conservare il pianto per quando servirà la pioggia. Tenere aperti i sogni per farci entrare il nostro respiro, amare e riprendere il viaggio che non sembra finire.
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Autore: hermansji .:. | Data: 10 gennaio 2010 alle 20:54 | Categorie: prosa | Tags: amore, anima, bisogno, godere, morte, notte, pensieri, pioggia, risposte, sogno, viaggio, vita | Nessun commento
Ringrazio Noa per le cose che ha scritto su di me, però sono diventato rosso leggendole.
Trovate il suo post a questo link:
http://www.stroboscopio.com/
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Autore: hermansji .:. | Data: 10 gennaio 2010 alle 18:53 | Categorie: blog | Tags: stroboscopio, su di me e sulle mie lusinghe | Nessun commento
Tu che ci vedi, dimmelo, raccontami cosa c’è nella luce che osservi? Tu che sai ascoltare, ti prego descrivimi il percorso che hanno le sensazioni quando entrano inattese in queste stanze fredde. Gettano via tutte queste inutili carte e fanno cadere i ricordi appesi alle pareti. Tu che sai parlare, dimmelo, raccontami cosa c’è al fondo delle parole e perché non sono mai state mie. Tu che hai fede, ti prego descrivimi che cosa vi hai trovato dentro…
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Autore: hermansji .:. | Data: 9 gennaio 2010 alle 18:35 | Categorie: prosa | Tags: ascoltare, canzone, inutili carte, parlare, raccontare, vedere, voce sola | Nessun commento