Sono state spese parole per Eluana, anche troppe, e, dal mio punto di vista, senza nessuna cognizione di causa. La scienza è impotente in questi casi e le ipotesi non confortano. Molta della verità emergerà dall’autopsia, il resto resterà parte del mistero stesso della vita. Parole, parole e parole da parte di giornalisti, pure di provata esperienza, di medici che avrebbero dovuto rispettare il parere espresso da altri loro colleghi, di politici con smania di dover necessariamente apparire visibili, di piccoli uomini di una Chiesa sempre più piccola e agonizzante negli scandali. Quello che sento di dover dire, avendo scelto, ben prima d’ora, di non occuparmi della vicenda di Eluana, pur avendo tanto materiale giuridico per spiegare ai cittadini cosa stava accadendo, ecco quello che mi sento di esprimere è molto semplice: una donna è stata liberata dalla tortura della sua prigione. Un’istanza di libertà superiore a cui hanno risposto dei giudici italiani. Liberazione avvenuta in un regime di diritto. Non accettare questo stato di cose significa avere disprezzo per le basi sulle quali si fonda il nostro Stato e significa anche disprezzare la vita come bene. Eluana non ha trovato la pace per il capriccio di qualcheduno o per troppa leggerezza. La sua vita si è spetta, ed anche questa è una tragedia, ma l’evento morte è stato segnato dal raggiungimento di quel confine di impotenza che possiede l’uomo contro il destino e la malattia. Lasciarla morire, come sarebbe accaduto in natura, è stato l’unico modo per liberare questa donna dalla tortura di un’eterna prigione. Provo molta vergogna per quello che ho letto e ascoltato poiché i troppi che hanno parlato di vita e pavoneggiato di combattere in nome di un presunto partito della vita (ammesso che ve ne sia mai stato uno che inneggiasse alla morte) non si sono posti il dilemma se quella donna dovesse essere liberata dalla tortura della sua prigione. Provo vergogna per un sistema che prima consente la tutela di un diritto, dinanzi ad un giudice dello Stato, e poi bypassa, quanto statuito nelle aule di legittimi tribunali, ricorrendo alla urgenza di un provvedimento normativo. Provo vergogna per gli organi di informazione che hanno trasformato il caso di Eluana in una sorta di reality. Come cristiano provo vergogna per il comportamento dei rappresentanti cattolici che avrebbero dovuto dimostrare maggiore interesse per l’anima di una donna e non per l’involucro, ossia il corpo. Provo vergogna per tante ragioni ma sarebbero solo altre parole inutili e vuote.
hermansji .:.
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Avessero fatto tutti un po’ di silenzio sarebbe stato meglio.
Da come eri partito avevo pensato ad un approdo diverso.
Sono d’accordo con quello che hai scritto. Mi hanno infastidito molto i dibattiti, i bla bla bla senza cognizione di causa,le illazioni. E Antonio Socci.
Non vedo proprio perché tu debba provare vergogna; una profonda inquietudine sì, posso capirla… tanto più che la provo anch’io.
Fra coloro che contestavano la decisione di Beppino Englaro, i più moderati erano quelli che osservavano “In mancanza di qualcosa di scritto, la volontà di Eluana è soltanto presunta”. In attesa che venga approvata una legge in materia (chissà se succederà davvero), mi chiedevo quali linee guida andrebbero seguite nella stesura del testamento biologico per esprimere la propria volontà in maniera chiara e inequivocabile. Infatti mi è capitato di leggere i testamenti biologici pubblicati da alcuni blogger, e li ho trovati interessanti e suggestivi… ma mi è sembrato che offrissero un certo margine di interpretazione, cosicché la volontà di chi li ha scritti potrebbe essere facilmente fraintesa. Tu come la vedi, da uomo di legge?
Al momento gli input seguono le spinte ideologiche e le intenzioni sembrano quelle di tagliare le gambe al testamento biologico. Per i modelli che sono stati proposti da alcuni blogger potresti fornirmi i link? puoi lasciarli in un commento? Onestamente sono proprio altrove in tutti i sensi rispetto alla blogosfera e non ho nemmeno il tempo di girovagare in cerca di notizie.
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Dunque prevedi che non se ne farà nulla?
Sulla questione “testamento biologico” mi vengono in mente i post pubblicati da Dania, Teiluj e Novecento.
@Gwendalyne no, il discorso sul segare le gambe si riferiva al fatto che per i cittadini comuni testamento biologico significa poter decidere sulla “proprietà del sè” e sul diritto a scegliere di morire, come avviene in natura, mentre per alcune correnti di pensiero significa impedire il pieno riconoscimento di un diritto a morire in favore d’una specie di suo surrogato. Penso che una simile legge possa uscir fuori ma nel momento in cui l’opinione pubblica è distratta. Ho dato una occhiata ai vari testamenti proposti, ma non mi sento di criticarli più di tanto perché penso che attorno al tema del “testamento biologico” si sia creata una confusione di fondo che prima di tutto andrebbe eliminata. Innanzitutto cosa intendiamo giuridicamente con il termine testamento? Si intende una dichiarazione, che avrà valore nel momento della morte, che esprima in modo certo la volontà di una persona in merito a tutti i suoi rapporti patrimoniali. In alcuni casi si parla di contenuto “formale” del testamento per indicare dichiarazioni che non riguardano direttamente il patrimonio ma il riconoscimento di uno stato come ad es. che un signor X sia il figlio naturale del testatore o la nomina di un tutore ecc. Ma di tutti questi atti giuridici, ai quali la legge riconosce valore, si parla e si parlerà solo cessata la vita della persona che li ha redatti. Nel caso del “testamento biologico”, in contraddizione, parliamo della volontà di un soggetto che è ancora in vita. Volontà tale da disciplinare, al verificarsi di una grave malattia o invalidità, la rinuncia alle cure e all’assistenza perché si giunga al più presto alla morte. Questi documenti non sono tra loro compatibili sotto un altro profilo perché il primo non ha nessun valore durante la vita ma lo acquisisce a partire dall’istante della morte, mentre l’altro addirittura perde di valore nel momento della morte. Sarebbe il caso di chiamarla semplicemente dichiarazione di volontà e specificare, nel suo contenuto, l’oggetto sul quale esprimiamo la nostra volontà. Dico subito che non basta fare un post per garantire che la volontà dichiarata sia da considerarsi giuridicamente valida, nel caso del testamento olografo ad esempio l’intero documento deve essere redatto con la grafia del sottoscrittore, anche perché il “post”, pur avendo una data, non testimonia una certezza, l’irripetibilità di quanto scritto e la non emendabilità della volontà espressa tralascia altri aspetti tecnici che riguardano l’hosting. Volendo provare a scrivere un involucro di dichiarazione che anticipi gli effetti del cd. testamento biologico, sebbene non ci sia una legge specifica a cui appigliarsi ma solo delle interpretazioni che si orientano in qualche modo tra la Costituzione e la Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, occorre tener presente che manifestiamo una volontà e quindi orientare la nostra dichiarazione in modo che chi la recepisca non sovrapponga il proprio pensiero al nostro. Dobbiamo cioè impedire che la ricostruzione della nostra volontà avvenga con materiale estraneo a quello che è il nostro pensiero, altrimenti si farà pressante il dubbio che travolgerà il contenuto di tutto l’atto. Chiarisco che allo stato, vista l’assenza di una normativa specifica, è difficile dire che valore assuma in concreto una dichiarazione di volontà del tipo di cui stiamo discorrendo, ma nulla vieta ad un soggetto di manifestarla nonostante tutto. Ricordo che quando si parla di un documento che contenga una volontà i giuristi applicano le regole interpretative tipiche dei contratti evitando tutte quelle norme che risulterebbero incompatibili con l’atto in questione e saltando quelle affermazioni che si presentano non adeguate, insufficienti o che siano contrarie ad una legge (vedi il caso in cui una norma impedisca quello che nell’atto ci auspichiamo). Così io punterei ad un linguaggio che non lasci troppi margini, che sia dunque chiaro, che manifesti anche un approfondimento della questione magari citando aspetti del nostro concetto personale di qualità della vita e di malattia, ma anche di come vogliamo che la nostra volontà sia rispettata perché noi stessi abbiamo affrontato un percorso di comprensione e conoscenza di queste tematiche. Testimoniare che ci siamo documentati, magari citando i documenti/libri ecc. a cui ci riferiamo, in modo serio, informandoci anche presso medici o strutture competenti su che tipo di vita e qualità della vita desideriamo per noi stessi e dando anche risposte a quelle che potrebbero essere legittime critiche dimostrando che la nostra volontà non è il frutto di una semplice fobia e neppure sia stata in qualche modo influenzata o costretta.
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Grazie molte per la risposta, davvero interessante ed esauriente! Un suggerimento: se tu la ricopiassi in un post a sé avrebbe maggiore visibilità… quella che si merita, d’altronde.
P.S.: Beh, immaginavo che un testamento biologico sotto forma di post, o addirittura di filmato su YouTube, fosse soggetto a contestazioni. Comunque, nel frattempo mi sono imbattuta anche in questo modulo… che però mi dà l’impressione di essere un po’ troppo schematico. Sembrerebbe preparato sulla spinta emotiva dei recenti avvenimenti, ecco.
@Gwendalyne quel modulo si fa apprezzare per la semplicità ma dal mio punto di vista alcuni suoi passaggi sono errati. Soprattutto la nomina del rappresentante fiduciario è fatta senza indicare quale sia il suo compito ed il limite del suo mandato. In mancanza di limiti ai poteri non vedo come lo stesso fiduciario non possa testimoniare una volontà totalmente difforme rispetto a quella del soggetto che ha firmato l’atto. Ripeto, io farei una dichiarazione che manifesti non una semplice adesione ad una idea o ad un formulario già compilato ma la piena conoscenza anche dei termini medici che utilizzo nello scritto, ad esempio in quel modulo da te citato è scritto: “malattia o lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile” per me, questa semplice affermazione tecnica, non fornisce sufficienti elementi all’interprete per sincerarsi che effettivamente il firmatario era a conoscenza della nozione tecnica di quelle parole e del loro significato concreto. Resta il dubbio che il dichiarante si sia limitato a mettere una croce sul modello, preparato da altri, per la convinzione che esso faccia al proprio caso in quanto proveniente da un ente/soggetto dotato di una sua autorevolezza. No so se rendo l’idea ma il tipo di dichiarazione che ho in mente ha una forma più personale e, forse, più complessa delle varianti proposte.
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