come suonava la domanda
Non fa rumore il tuo respiro come se tu avessi paura del mio giudizio. Ti sei appiccicata a me solo perché ero l’unico che forse non gliene fregava niente del tuo piangerti dentro, sempre più in disparte. Eppure mi ripetevo in silenzio, e non mi assecondavo, il ritornello del “farsi i fatti propri” ma, quando alla fine hai smesso quell’aria triste e ridevi d’ogni mia stupida frase, ho concluso che è proprio vero le coincidenze non esistono è la vita ad essere stata progettata a caso. Poi hai smesso d’improvviso di ridere, si è fatta gelida la nostra vicinanza come se ti fossi accorta d’un tratto che non c’era più dolore nella ferita che ti portavi dentro. Ho ripreso l’andatura dei fatti miei riflettendo a cosa poi? A sì, deve esserci qualcosa, forse diversamente speziato per ognuno… qualcosa di caldo ed importante da giustificare l’eterno sanguinare della mente e del corpo. Magari assomiglia alla risposta per la quale si è lottato fino a dimenticarsi come suonava la domanda. Oppure era simile alla volta che era apparsa, davanti agli occhi, una bastarda occasione ma il cuore ti aveva preso al collo ricordando cosa significhi fare l’uomo con in tasca doveri e responsabilità. Forse altro non era che lo scorrere del tempo quando non volevi ascoltare, eppure ti hanno spalancato lo stesso la porta della speranza. Forse non è niente di che ma permette di guardare dritto al cuore della vita e smettere di accettare la violenza con cui artiglia.
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2 gennaio 2009