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autismo

Giochi di parole o restarne davvero senza, colpa dell’autismo o del mondo che sembra di colpo vuoto come il bicchiere che Edith ha dimenticato sul pianoforte. C’è dentro ancora del liquido, rosso scuro come il sangue delle ferite che a volte sembra non finire mai, l’ho assaggiato ed era insolitamente buono. Giochi di parole ma ho la mente che ne ha fin troppe e non riesco a sceglierne nemmeno una, forse perché nessuna è così importante. Ciò che mi circonda non ha più un suo significato, almeno non come prima e forse anche io ho perso il mio. Il mondo si muove, cammina attorno ed è inevitabilmente sempre lo stesso, anche le circostanze che hanno intrappolato me ed Edith. Qui, dentro questa familiarità siamo come belve feroci sebbene in gabbia. Fino a poco fa c’era il vero sole a zonzo per la casa ed andava per i fatti suoi a passi nudi, quando è andato via ho finalmente aperto gli occhi ma per appendere, al suo posto, un sole infantile disegnato su carta da buttare, lo avevo dedicato a te… poi è scesa l’oscurità, che m’ha fatto ripensare a cosa possa mai accadere quando spegnamo semplicemente la luce dagli occhi, no non tutto si interrompe. Forse il mondo, lo stesso che si muove e cammina attorno, quando mettiamo un pesante lucchetto alla mente e non sentiamo più la voglia di partecipare al flusso vitale, forse in quell’istante, fuori da noi, tutto evolve e non è più lo stesso.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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