E sono nato stonato per far pace con una verità inseguita e corteggiata con stupore, ma alla fine mi ha lasciato a piedi anche troppe volte. Così ho provato a pulire i becchi delle candele e farla ripartire, ma quando ero convinto che fosse tutto tranquillo s’è fermata subito dopo una curva pericolosa. I was born for a wrong lie, in a wrong side of my wrong life… o sarà stato questo eterno mal di testa che morde e non lascia la presa, sarà che sono rimasto senza nemmeno una parola col senso di nulla. E le ferite in realtà non rimarginano, così nemmeno la quiete è buona abbastanza per passeggiarmi accanto, come la luce che è diventata scomoda e così fastidiosa che devo cercare il buio ad ogni costo.
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Il 26/11/2009 si è tenuto il Seminario “L’elaborazione delle informazioni”, organizzato dal Corso di “Sistemi ed elaborazione delle informazioni” del Prof. Attilio Falchi dell’Università degli Studi di Teramo. Ed a sorpresa il Professore mi ha concesso di parlare ai suoi studenti con qualche considerazione sugli argomenti trattati.
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Dietro la maschera hai nascosto soltanto te, così assorbi il sapore del tuo allunaggio ma affondi nella terra di tutte le illusioni. Ragazza facile o troppo complicata? Chissà, magari troverai anche la risposta in questa notte oscura, per ora tieni soltanto un pianto e lo coltivi in solitudine fino ad annegarci dentro. Ti lasci dietro la loro compagnia, la loro violenza, il loro odore e tutta quella volgarità. Non vanno via i lividi e quel senso di vuoto che cerca di piegarti, ma non è lo stomaco. Vergogna, solo il tempo distillato d’ipocrisia e l’anima infetta di frustrazione perché non è normale, non deve essere normale sentirsi quel vuoto dentro. – Non sono la vostra puttana – lo ripeti e piangi, piangi e senti crescere altro vuoto come se t’avessero tolto qualcosa da dentro. Forse è per questo che chiedi al mondo di smettere di girare ma non vuole risponderti.
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Dove non possiamo chiedere non ci ascoltano le risposte. Sebbene della vita sia tutto così breve, a volte ho la sensazione che il cielo sia tenue come i tuoi occhi o che la corolla d’un fiore riesca ad ingoiare il dolore del sole. Prova ad immaginare il mondo come lo vedo, quell’eterno smarrimento e quelle urla che non smettono, la notte che sbanda ma non muore anche se provano a soffocarla. Cercare di parlare con la voce del silenzio che arriva in punta di piedi. Ascoltare l’orrore di questa rivalità di violenza. Gli occhi dei bambini terrorizzati e nascosti sotto le coperte, il sacrificio di gente onesta, il disprezzo distillato con la pietà ma l’unica consolazione è credere che prima o poi tutto cesserà. Lasciarsi andare con quel bisogno di svanire ma non avere neppure il coraggio di premere il grilletto, mentre cadono pensieri con lente gocce di sangue in un catino. Smettere di cercare le risposte perché le cose vanno così, tutto qui. Rinunciare ad avviare la ragione e disattivarne l’opzione dal setup dell’anima. Ma vorrei che il cielo fosse tenue come i tuoi occhi.
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e le stelle a zonzo nella meta
dei complici e piacevoli inganni
sarebbe anche un miracolo
ma solo a metà
qui c’è il rischio di prendere l’amore
e di lasciare al banco la ragione
perché anche se così piccolo
questo brivido m’ucciderà
e forse saremo di troppe
una cosa ma una sola
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All’interno di mani stanche d’invecchiare, ho trovato della leggerezza o forse solo un cammino poco accidentato e l’inquietudine di un sole oscuro. Col rumore fastidioso di tutta la fine nello stesso intervallo, la caduta della speranza ma nell’ora che ci divora. Non so scrivere di niente, perché non so nemmeno scrivere di quanto avvolge il tutto. Pensieri che sbattono le ali e migrano altrove, attraverso le distanze. La maldicenza che ha sulla bocca quella gente, tenere le mani chiuse ma irrimediabilmente come pugni. E se poi le apro, osservo le dita che son divenute artigli del mio pensiero, artigli che nutrono di rabbia questa inutile complicazione che fa da interferenza al battito del cuore.
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Il mondo al rovescio, le luci che vanno via e la quiete che non ha smesso di battere come un tamburo contro i ricordi. Le dita che provano a fare play ma la musica dell’anima questa notte non parte, saranno state le troppe regole da ricordare o le parole gettate alla rinfusa, in mezzo ai progetti di sempre, ma no non parte. Col veleno di preghiere ho fatto dolci così amorevoli che quasi mi pento d’averli divorati senza aspettare che s’alzasse un sole a splendermi contro, contro quel malessere che mi inietto nella cervice dell’anima. Alle volte la chiamano apatia, altre amigdala ma di verità sorride come un fiore solo per distendere tutte le sue pieghe. Così mostra il fuoco che la divora ed il senso di una incomprensione che ci attraversa. O no, non fa ridere neppure quando vede il mondo al rovescio, piegata a testa in giù dal peso di ogni necessità. Eppure osserva, ma con degli occhi che non trasmettono nulla, perché tutta quella voglia di comprensione, tutta quella attitudine a speculare è finita, una notte, a camminare senza una meta e, ad oggi, non ha fatto ritorno. L’epicentro di un magma che riscalda ma ha i suoi segreti, la storia che si avvolge e si riallaccia ad un’altra come un vecchio film di cui hanno perso più di un fotogramma e così qualcuno li ha riempiti con altri presi a caso dal materiale di scarto.
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Fuori della notte, fuori dal buio del disprezzo che hanno gli altri quando ricordi loro che nessuno è perfetto. Fuori dal sentiero già segnato da chi d’improvviso ha smarrito la sua ironia, da chi si è perso inseguendo l’ombra del mondo.
Nessuno di preciso sa che cosa voglia dire poesia, così scrivere è come usare i pennelli per buttare giù le tue impressioni su una stoffa dove qualche volta piove, tra le trame navi vanno per le loro rotte senza rimpianti.
Alla fine, quando hai messo la cornice e delimitato i confini di quello che vuoi mostrare, ciò che hai scritto non ti appartiene più. E’ già dentro la fantasia di chi ti stava ad ascoltare, di chi seguiva le stradine del tuo raccontare.
Così come certi quadri che appartengono agli occhi di chi li ha osservati ed evolvono in nuovi personali dipinti, anche quello che scrivi cresce dentro gli altri e, se va bene, metterà dei fiori ma senza far troppo rumore.
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.
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