l’intervento di monique e marta al veneziacamp

Pubblicato il 31 ottobre 2009 in abruzzo, blog, riflessioni da hermansji



Dal blog Terremoto09
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ecco come smetterò di raccontarti qualcosa di me

Pubblicato il 30 ottobre 2009 in prosa da hermansji

Ed ecco come smetterò di raccontarti qualcosa di me, non ci sarà bisogno di attendere un istante preciso, nemmeno il calore del sole, sarà abbastanza stupido come una risposta che non ho saputo mai.
Sarà come in quei racconti dove si confondono le fiabe col malessere degli adulti, sarà un bagaglio in cui non c’entrano tutte le cose che vorresti portare con te così t’è toccato scegliere.
Un taglio deciso ma non sarà al nastro di partenza e nemmeno all’arrivo perché avranno spostato la destinazione.
Non avrò nemmeno voglia di chiedere, anche se certi giorni m’è venuto addosso il dubbio che se c’è posto, e posto alla fin fine c’è, dentro a quel nulla che m’osserva oltre la morale ipocrisia dell’aldilà, se spazio c’è, grosso come sono, non riuscirò certo ad entrare in quel brivido d’amore che m’ucciderà.
Allora ecco smetterò di raccontarti qualcosa di me, ma allo stesso modo di come tutto è cominciato, quando ancora leggendo ti domandavi: “ma chi diavolo sei?”. Ti lascerò col sottofondo di tutte quelle domande ancora aperte, come corolle di fiori che ti danno fastidio, non sai se accettare o rifiutare.
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le fotografie raccontano bugie

Pubblicato il 30 ottobre 2009 in prosa da hermansji

Ed ora che ci pensi, mentre sei in posa per venire meglio con quel tuo sorriso che nasconde cose, si fermano gli occhi sulle superfici, incrociano anche gli altri sguardi e t’accorgi di non riuscire a tenere dentro di te le moltitudini di pensieri contundenti che vogliono uscire.
Ma è una semplice foto, una semplice foto, un singolo frammento del tempo che ti attraversa, forse può contenere tutta questa inquietudine ma da qualche parte deve poi uscire, sarà sangue, sarà amore oppure solo sesso almeno di buona qualità, sarà solo confusione o che tengono il prezzo del destino troppo alto, sarà.
Così ci pensi e dentro la tua mente tutto sembra muoversi lentamente, come se fosse ancora possibile scegliere, avere il contatto con la cristallizzazione del tempo, osservare l’infinita lentezza d’ogni cosa e leccarsi le ferite come i gatti.
Ma poi finisci per tirare fuori gli artigli, solo che così fai del male per davvero perché ad un certo punto non la controlli più tutta quell’inquietudine, ha preso ad occupare per troppo tempo le stanze libere della tua anima ed ora fa come vuole, come fanno tutti, s’approfitta di te ed a perderci sei soltanto tu.
Così le fotografie raccontano solo bugie, di gente che sorride ma non c’era neanche un perché, non la mostrano mica la parte nascosta di te, quella che urla dentro e che scava per non soffocare dietro ogni dettaglio.
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e più di 50mila avvocati si sentono già traditi

Pubblicato il 30 ottobre 2009 in blog, riflessioni da hermansji

E così si riaffaccia lo spettro della cosiddetta “battaglia per l’albo”, una battaglia tutta intestina nel mondo dell’Avvocatura. Se non avete idea di cosa spinge queste mie riflessioni vi rimando QUI, QUI (o QUI). Battaglie, tra vincitori e vinti toccherà fare la conta dei feriti e saranno più dei 50mila di cui si parla nel giornale. Quando non ero ancora praticante gli Avvocati mi dicevano: – Chi te lo ha fatto fare? Sai a quante rinunce andrai incontro? Se io potessi tornare indietro farei un altro mestiere -. Peccato che io credo ad alcuni valori, la tutela dei quali mi importa. Ed ora invece è tutto così semplificato, non solo dalla palpabile totale mancanza di rispetto verso la nostra professione, per cui tutti si sentono in diritto di mettersi a dare consigli legali. Ma anche per quel senso di abbandono della madre Avvocatura verso i suoi stessi iscritti. “Battaglia per l’albo”, già come se per tanti non fossero troppi i sacrifici, come se fosse d’una facilità estrema schioccare le dita e reinventarsi una “professionalità” nuova, cambiare lavoro e ricostruirsi tutta una vita attorno, già. Peccato che i giovani Avvocati ad un certo punto non si sentano affatto tutelati, anzi si sentano persino abbandonati o traditi da un sistema di valori in cui credere, un sistema che d’improvviso chiude le porte con una tale superficialità.
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epica – unleashed

Pubblicato il 29 ottobre 2009 in blog, www.hermansji.it da hermansji


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il collettivo voci #4

Pubblicato il 27 ottobre 2009 in blog, prosa da hermansji

Un altro mio piccolo contributo al Collettivo Voci di Fatacarabina, questa volta leggo “somatizzare” di Nicoletta/Enne.

Link: Trovate il mio contributo QUI!!
MP3: Download
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pensieri contundenti

Pubblicato il 26 ottobre 2009 in prosa da hermansji

Silenzio d’oceano mentre le correnti trascinano e rimescolano tutto. E nella mente pensieri contundenti coll’occasione buona per dare cibo al corso degli eventi, le preghiere a memoria adatte a sciogliere i nodi nelle reti dell’anima. Il retro gusto amaro delle poesie, perché io odio la poesia tanto quanto odia me, colle briciole del tempo che scarseggia porto in tasca i doni della sirena, la furia che incalza invocando l’autodistruzione. Qui, dove si compone e si scompone l’ultimo rintocco di ogni cosa già detta e di ogni vita già vissuta, in questa contraddizione mia è la mente che cancella la distanza col principio della fine, qui il silenzio non arretra ma segna, colle dita nell’aria, il suo vangelo di incomunicabilità.
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fatte di carne

Pubblicato il 23 ottobre 2009 in pensieri di carta, poesia da hermansji

turn_off - vintage blog
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Impaginazione: riflessioni sulla forma di un libro

Pubblicato il 23 ottobre 2009 in blog da hermansji

A me le librerie fanno un effetto bizzarro. È un po’ di giorni che vi entro, mi innamoro ed adotto un libro che non conoscevo e, prima di ributtarmi nella routine, perdo del tempo nel settore “proibito” agli adulti. Resto incuriosito dalle ultime fiabe peluche o libri musicali, poi esco col peso della cultura nel solito sacchetto “brandizzato” e, nel tragitto di ritorno a casa, mi capita di farmi grasse domande sui massimi sistemi e sul tempo delle memorie.

Una di quelle, che condivido ora con voi, riguarda la forma. Perché è importante la forma in un libro? Me lo sono chiesto e, nel cercare di trovare una risposta o almeno un appiglio, sono inciampato in quella che considero una banale ovvietà. Mi riferisco al concetto di utilità, perché l’esigenza del libro, secondo me, nasce prima di tutto nel trovare la risposta ad un altro bisogno quello di conoscere, di apprendere in modo pratico ma anche di ricevere stimoli alle nostre riflessioni attraverso una discreta “compagnia” di viaggio.

Così, in prima approssimazione, sono portato a pensare che il libro torni doppiamente utile all’uomo. Da una parte attraverso il nutrimento sostanziale fornito dal suo contenuto, poi anche grazie alla sua forma. Senza annoiarvi troppo con infarinature di antropologia e digressioni sull’evoluzione dei supporti alla scrittura, vi invito a considerare come, effettivamente, essa via via si sia liberata dell’ingombro/peso, penso alla scomodità di portarsi in tasca una tavoletta d’argilla o un rotolo di pelle di capra, ma anche di altri dati fisici come il tempo e lo spazio.

Se prima la scrittura e l’apprendimento erano necessariamente legate ad un luogo ben preciso, magari dove era collocata la pietra incisa con la legge del luogo o il testo della propaganda del sovrano di turno, la “praticità” della forma ha spinto l’uomo a cercare di condividere il sapere in forme sempre più “comode”. Da ultimo l’e-book, in senso ampio, fornisce numerosi spunti di riflessione su questo cammino della scrittura e della lettura verso “l’usabilità”.

Questa qualità, o maneggevolezza della lettura, fruibile anche in posti quotidiani, nella fretta degli itinerari per recarsi a scuola o a lavoro, può avere anche il significato di consentire che la forma, indipendentemente dal contenuto, entri in quella scala di valori propri delle cose utili all’uomo.

Il libro, in un certo senso, diventa alla portata di tutti ma non per il suo contenuto bensì per via della “comodità” dettata dal suo aspetto.

Ragionando così mi è venuto in mente che guardando i libri in termini di dimensioni, avventurandomi tra altezze, larghezze, margini, intestazioni, piè di pagina, rilegature forse anche il contenuto, nel tempo si è adattato al supporto diventando pratico, comodo. E mi è sorto il dubbio se nello scrivere un libro si è condizionati dall’idea e dallo sviluppo del suo argomento o dalla forma finale che esso assumerà?

Non avendo una risposta adatta a queste riflessioni, mi sono messo a soppesare i volumi che ho in casa e osservare le varie forme tra loro. Libri grandi ed austeri come i volumi della Cedam, dell’UTET, della Giappicchielli, della Hoepli. Libri piccoli, stretti e lunghi come gli Iperborea o più ampi ma “classici” come quelli dell’Einaudi (tra l’altro i miei preferiti), della Zandonai o della Corbaccio, quasi quadrati come quelli editi da Nuovi Mondi. E tanti altri libri con forme variabili.

E visto che ogni riflessione porta con sé altre domande, ma la pigrizia non mette mai le risposte, ho cominciato a guardare al contenuto con la stessa variabilità ed immaginare la scrittura senza forma alcuna, costante ed ordinata ma esteticamente disordinata, una battaglia tra pratico e antiestetico.

Mi è sembrato così che la forma oltre che utile sia anche logica. In altezze diverse e in impressioni diverse, nella complessità del concetto di unità propria dell’impaginazione di un libro, ho intravisto quella che mi è apparsa come l’intensità grafica del segno e al tempo stesso delle situazioni espresse nella scrittura. I colori della scrittura, o meglio gli umori, senza cadere nell’eccesso della instabilità, in quella crisi del mondo, che ogni scrittore proietta attraverso le parole, mi sono sembrati legati anche alla forma dei libri.

Se è possibile definire l’impaginazione di un volume come l’attuazione di tecniche necessarie ad ottenere il prodotto editoriale, forse è possibile supporre che in qualche modo la scrittura e la lettura di oggi siano condizionate dalla forma. Non dico semplicemente dal poter determinare l’ideale tipo di libro che sarà inviato alla stampa o salvato in un file. Ma mi riferisco a quello che il libro sollecita, ossia alla creatività, a quel vedere-sentire-sperimentare attraverso la lettura della scrittura.

Il libro, sebbene “formalizzato”, non è allora statico ma sempre variabile, dove la scrittura diventa fluida, scorrevole e la lettura semplice, agevole è già in atto una stimolazione delle proprietà creative del lettore, così che le sue capacità possano sviluppare idee nuove e riflessioni personali.

Il libro è quindi sempre più utile ed anche la sua forma lo è. Consente di creare e creare ancora, ma anche di ricordare. In un volume il tempo non evolve come nella realtà, si ripete divaricato tra le pagine, consente al lettore di classificare, conservare e ricordare anche fatti ad esso estranei e personali, come periodi dell’esistenza.

E così, inciampando anche nel tempo, mi sono reso conto che questo spilluzzicare una riflessione dietro l’altra ha innescato un canone di domande senza fine attorno all’utilità della forma.

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Potete leggere il mio secondo contributo al Liblog, sul tema “Impaginazione: riflessioni sulla forma di un libro”, qui:
http://liblog.blogdo.net/articoli/vita-da-autore/.

Ringrazio l’editor Livia Di Pasquale per l’ospitalità!!


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elena costa e il libro sul terremoto in abruzzo

Pubblicato il 23 ottobre 2009 in abruzzo, blog da hermansji

Il 15 Ottobre, alle 11:30 si è tenuta nella Sala Consiliare del Comune di Montesilvano la presentazione del libro “L’Aquila 06.04.09 il catastrofico terremoto delle 3:32″, scritto dalla giornalista Elena Costa.

Il Volume di 324 pagine, raccoglie attraverso un percorso di immagini, prima affidate ai titoli dei giornali, poi alle fotografie dei luoghi, delle persone, degli eventi anche istituzionali trasfigurati dal sisma, e con le 40 testimonianze, di chi ha vissuto il dramma in prima persona, una sorta di “documentario” sul disastro che ha sconvolto l’Abruzzo.

Alla presentazione c’erano, oltre le figure istituzionali, dal presidente della provincia di Pescara, Guerino Testa, al sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, al sindaco di Città Sant’Angelo Gabriele Florindi, all’Onorevole Amedeo D’Addario, oltre i numerosi giornalisti ed inviati di televisioni e radio, anche alcune delle aquilane che hanno vissuto sulla pelle il sisma e le cui testimonianze sono state raccolte dall’autrice.

A qualche giorno di distanza, sul canale locale Tele9, nella trasmissione “A tu per tu”, vi è stato uno scambio di opinioni tra i due editori del volume, Pino Costa, in qualità anche di conduttore della puntata, e l’Imprenditore Editore Lino Felicioni:

L’impressione generale che mi ha trasmesso la presentazione è quella di voler continuare a tenere alta l’attenzione generale sul terremoto a L’Aquila e quindi, nel tutto “fa brodo” degli ultimi mesi, dove l’attenzione mediatica sull’Abruzzo è scesa, senza dubbio è ancora utile parlarne nel bene e nel male.

Nello specifico, sfogliando il libro non ho sensazioni negative. A parte la drammatica carrellata fotografica, le 40 testimonianze colpiscono per la loro semplicità e schiettezza. A pelle mi sembra un modo per trasmettere delle sensazioni e consentire al lettore di rivivere l’evento più da vicino ma lasciandogli la possibilità anche di giudicare da solo i fatti.

Parlando con l’autrice, mi ha assicurato che il ricavato della vendita, tolti i costi, andrà tutto proprio ai terremotati. La pagina dove poter acquistare il volume è questa:

http://www.italiaemagazine.it/2009/08/10/il-nuovo-libro-sul-terremoto-in-abruzzo/

Il prezzo di €15 è stato contenuto verso il basso e c’è da crederci tenuto conto che il libro è a colori, tutto stampato su carta pregiata e misura 24 cm x 17 cm per 324 pagine.

Racconta Antonietta a pagina 259: “Durante quelle ore si era parlato di tutto, dai nipotini al cibo, dalle bollette al come fare ad arrivare alla fine del mese, ma il terremoto tornava nei nostri discorsi, ad ogni movimento brusco.”
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