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forse vorresti chiamarla cenere pur di non sentirla bruciare

Forse vorresti chiamarla cenere pur di non sentirla bruciare e si sto parlando di te. Ho appena rimesso piede a casa, col buio con me come questa mattina sul presto quando sono uscito accompagnandola alla volta dell’ospedale. Pensavo anche a te e scrivevo con le dita imbevute d’inchiostro dell’anima. Erano cose che volevo dirti e mi sembravano grezze ma importanti pur se mischiate assieme a tutto il resto del dolore che prende a morsi la mia carne di paura. Ma l’anima non sa pronunciare le parole che vorresti sentire e forse sbaglia di proposito. Così ho scritto tante cose, ora chiudo gli occhi e mi preparo già al nuovo domani col muso duro contro la vita, ma non so se riscrivere a memoria il mio pensiero… il fatto è che non mi hanno regalato mai niente e allora mi domando perché questa volta, qualunque cosa sia, è così bella da assomigliare a quel regalo che non aspettavi? Così bella da fare anche paura. Non lo so forse perché è semplicemente così.


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Un commento.

  1. testa bislacca scrive:

    Il “bello” dell’ermetismo di certi scritti è che possiamo adattarli alle nostre personali vicende. Quello che rimane è un profondo senso di sgomento.
    Notte, Herman.


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