Siamo? Lo chiedevi mentre urlava qualcosa dentro. Eravamo terribilmente immobili come passeggeri nel vento. Stretto tra le dita un biglietto e la meta ancora da cercare. Mi parlavi della fretta che avevi svanita chissà dove. E ti ascoltavo. Si io ti ascoltavo. Poi ti sei messa con il broncio e mi hai mandato via. Allora seduto in disparte, senza niente a cui pensare, leggero ho preso a dormire. E quasi senza accorgermene a dimenticare. Quando ho aperto gli occhi tu eri seduta accanto a me e ci avevi avvolto con una coperta scozzese. Non del tutto sveglio osservavo la tua testa reclinata. Pensavo che per te non avrebbe fatto alcuna differenza, rubare e amare erano sinonimi. Avresti preso e saresti andata via. Tutto questo cercarci esisteva solo nella mia mente, miei erano i sentimenti per te. Così mi sono alzato nervosamente. Tu mi hai chiesto: «che diavolo ti è preso?». Ma non ti ho risposto mentre mi sedevo in un altro scomparto. Mi hai inseguito senza una ragione.
Labbra stanche di corteggiare dolci le parole, quante volte hai pronunciato quel nome? Io ti ho sentito sussurrarlo con calore, gridarlo entrando in punta di piedi in ogni sensazione smarrita. Ti ho sentito piangere in silenzio, mentre ti pettinavo con le dita e mi sforzavo di parlarti di cose stupide. Ti strappavo a forza dalla croce. Ti ho sentito scandire quel nome. E mi hai chiesto l’amore per dimenticare, poi hai chiesto scusa. Sei stata abbracciata a me tutta la notte e ti raccontavo di come il pianto nutra un fiore segreto, bellissimo ma vestito di spine. Tutta la vita occorre perché cresca e resista ad ogni vento contrario. Quando si schiuderà sarà perché una persona avrà investito, con tanta pazienza, il trascorrere del tempo a recidere le spine e disinfettare ogni cicatrice. Smesso il tuo sorriso triste hai preso a dormire. Eri tra le mie braccia senza sapere che mancava poco perché cedessi alla tentazione di baciarti. Dormivi e ti agitavi chiamando ancora quel nome. Io sussurravo piano cose dolci anche se non lo avresti ricordato. Così dormivi e nutrivi di pianto il tuo fiore.
Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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Che incanto…
Sensazioni stranamente familiari, anche se dalle mie parti c’è meno poesia e più voglia di sparare (metaforicamente, eh?).
Penso che quei fiori nutriti di lacrime siano destinati a seccare: nessuno ha voglia di rischiare di pungersi. Nessuno ha voglia di soffrire per un altro.
Bella questo template. Mi piace molto.
Soffrire per un altro in modo “assoluto” no… non è questo che intendevo, ma liberare qualcuno dalle spine in cui si è avvolto sono convinto sia parte del formare una coppia. La ricetta tutta intera non è dato saperla ma alcuni ingredienti sono comunque necessari per l’impasto.
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Premetto che sono un uomo :)
“Vai a raccontare alle aspiranti veline che esistono persone con una profondità d’animo come Hermans”. :doh:
Una volta si diceva: “non ci sono più gli uomini di una volta”, ora e da molto tempo ormai si dice: “non ci sono più le donne di una volta”.
Veline, discoteca, 6 del mattino, eccitanti vari, alcool fumo, tacco 15….questo è quel che si vede. :kjp:
però….
tutte stranamente aggiungo: “mi manca qualche esame alla alla laurea”. :rolleyes:
ops…:blush:…pardon…errore su l’ultima riga.
tutte stranamente aggiungono: “mi manca qualche esame alla laurea”.
:rolleyes:
Se fossi brava, e non la capra che sono, trasformerei il mio blog in sito, e lo personalizzerei.
Se ho capito bene il senso del post preceente, letto di corsa, le piattaforme non sono nemmeno sicure. :boxing:
Oggi la vita si sta sfilacciando troppo e noi esseri umani, anche con tutte le cattive abitudini o le troppe maschere, non siamo eterni da permetterci di sprecare il tempo a non apprezzare niente fino infondo.
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