Avevo presentato qualche post indietro l’iniziativa, auto gestita nel senso più ampio del termine, “raccontiamo l’Abruzzo“, ora, uscendo un attimo dalla pausa dei miei blog annunciata qui, trovo un piccolo ritaglio di tempo per scrivere qualche cosa, voi intanto (Alessia, Luca, Enrica, chi forse avrà qualche ricordo e quantinonsisonoaccorti!!) cominciate a pensarci su eh!!
Tra le cose ignote dell’Abruzzo ve ne sono tante esteriori, ma anche altre interiori. Qualcosa che si è legato poi alla storia italiana senza riuscire a guadagnare almeno un riflettore pronto a cercare altre piccole ricchezze conservate in queste terre. E non c’è dubbio che se volessimo ridistribuire parte della colpa sarebbe anche nostra, che invece di osservare meglio dietro casa abbiamo permesso che si accumulassero macerie di incomunicabilità. Una piccola regione l’Abruzzo, ma non così piccola. (continua…)
Dalla tana di poeti assassini eri uscita con troppi graffi e ti mordevi il labbro come se ti fosse rimasto il gusto di una sconfitta buona da parcheggiare lontano dagli occhi. Così, puntando i piedi, hai urlato la furia che avevi dentro, contro il tutto e il niente delle moltitudini di vite annodate dentro allo stesso sbattere d’ali. Ma ti hanno colpita alle spalle, poeti vigliacchi che non hanno amato mai, con le loro unghie avvelenate di letargo. E ti sei lasciata cadere solo perché ti sentivi così stanca da voler accettare anche la morte. Il Mecenate era lì, osservava dall’alto del suo trono di spine tutto. E dello scorrere del tempo era partecipe. Effettivamente erano troppi anche se vecchi consunti e senza più linfa. Quando il più antico assassino si fece largo fra tutti quei diseredati dalle parole, qualcosa prese a serpeggiare dentro la tua testa. Era come la voce indistinta della culla. La ricordavi? Ti aveva condotto alla vita. Il tuo io rammentava la dolcezza dei suoni che emetteva per allontanarti dalla seduzione del dormire. Il suono più dolce che avessi mai sentito stava inebriando di nuove parole le tue vene. Eppure il Mecenate assiso ti guardava come se avesse percepito l’incedere del tempo nel nucleo della sua eternità, concentrato in un punto preciso della sala. Fu quello l’istante, mentre l’antico accostava con piacere la sua lama dorata al tuo mento, che le parole nel tuo sangue si tramutarono in feroci leoni proiettandosi fuori dalla pelle. Le fauci d’aria divorarono le braccia dell’antico e tu riguadagnavi finalmente la posizione eretta. Armata di sogni tornavi alla vita. Tutti si allontanavano spingendo le schiene il più possibile contro i pilastri dell’edificio. Ma tu osservavi solo un punto, con lo sguardo fisso di odio incollato al respiro del Mecenate. Aveva paura di te, questo ti era bastato a guadagnarti l’uscita, anche se ti allontanavi dalla tana con ferite e l’amaro in bocca della libertà a cui non eri abituata. Poetessa di vita.
p.s. i miei blog smettono momentaneamente le trasmissioni, cercherò di rispondere ai vostri commenti e di passare a salutarvi di tanto in tanto.
Troppo buono per star bene sopra uno di quei tuoi peccati o troppo malvagio per riassorbirti nelle onde intense della notte come prendersi sul serio una volta e poi tutto il resto lasciamo stare. Questa è la tua preghiera cantala piano che la mia anima è infetta e non vorrei s’accorgesse di me. Un posto per evaporare sopra una bianca pietra, un posto per dissanguare come una croce o troppo poco per comprarmi un denaro di pianto come un buon vestito. (continua…)
Nel silenzio che mi strugge e con un sorriso avvicina a te, che sei linea senza posa nell’esplosione d’un rondò. Nei tuoi gesti si rinnova la mia libertà, ricominciare il docile rincorrersi delle dita sul volto della luna. Così essere il male e silente aspettare che faccia dimenticare il verso delle distanze. Sale l’aria di nuova luce e s’annida da dentro al cuore il bagliore delle sostanze nella lunga preghiera delle chiese dimenticate. Essere il male e addormentato stare a vegliare l’amorevole divinità, perché nel suo intercolunnio non inciampi.
Aria per celebrare qualunque olocausto di ricordi con cui ho accettato di scaldare il nuovo sole. Vesti larghe a sufficienza per avere l’orientamento degli aquiloni mentre passeggio via da qui. E cosa vuoi di più? Posseggo solo una veste rosso sangue con la quale ascoltare il freddo lunare, calda abbastanza come il cuore che t’ha morso e baciato. Ma hai sempre la notte puttana dentro l’anima oppure serri gli occhi quando davanti c’è un ponte da attraversare? Così odora d’incendio questo tramonto e le stelle ferite dietro le spalle, come certe lame che non affondano abbastanza nella carne. E l’aria è l’unica scelta per condurre via onde rotte dai bastoni del tempo.
Sono arrivati i primi accenni di freddo in Abruzzo eppure questo è un periodo caldo. Si sentono ancora gli echi dello scossone politico che ha colpito la Regione… e sono già iniziati i comizi qui e lì. Ma francamente, almeno a me, verrebbe da dire basta.
L’Abruzzo non è un territorio da depredare come fanno quanti vengono con la convinzione che la nostra gente abbia fatto l’abitudine, il callo, all’involuzione economico/strutturale che corrode da anni le fibre del settore pubblico devastato dal privato a vari livelli.
Questo però non è un post politico/campanilistico e neppure un meme mascherato da post, ma un piccolo invito ai blogger abruzzesi e ai non abruzzesi. (continua…)
Svegliarsi, o no… accidenti non cominciamo a confonderci è dormire. Tutto è dormire. Perché sono giorni che non posso chiudere occhio. Questo dolore al collo è come il morso di un incubo che non sono riuscito ad allontanare fino infondo.
Così questa apparente immobilità che mi annoda senza darmi pace. Ecco questa apparente gabbia di muscoli bloccati e dolorosi, che non rispondono più al pensiero, mi sembra in realtà soltanto fatta di qualcosa di leggero. Niente. Ecco il nome di questo incubo maledetto che mi ha sfiancato. Niente. (continua…)
Il fenomeno, che va sotto il nome di uso aziendale è, in realtà una specificazione della più ampia nozione di prassi, o uso, che individua quel complesso di comportamenti osservati dagli operatori in un determinato sistema morale, legale, ecc.
In azienda, possiamo parlare di uso, ogni qualvolta siamo in presenza della diffusione, con una continuità, a favore di una categoria, di un gruppo o di un settore di lavoratori di benefici che non sarebbero dovuti ma che dipendono dalla sola spontaneità del datore di lavoro. La Cassazione, con la recente sentenza 18991/2008 torna a ribadire come non sia la semplice ripetizione del comportamento favorevole a far scaturire l’obbligo di carattere unilaterale, ma quella precisa volontà di estendere i benefici spazialmente e temporalmente ai futuri aspetti del rapporto di lavoro. (continua…)
La Cassazione si è pronunciata, sui ricorsi per ottenere il ristoro dai danni subiti in occasione del black out elettrico che colpì l’Italia i giorni 27 e 28 settembre 2003, annullandoli e così negando la competenza del giudice ordinario, nello specifico dei Giudici di Pace, in favore di quella del giudice amministrativo, poiché, giustamente, si tratta di controversie che hanno ad oggetto servizi pubblici e sulle quali può pronunciarsi, anche per il ristoro dei danni, quest’ultimo.
In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il 16 settembre 2008, nel Decreto del Ministeriale del 30 giugno 2008, l’elenco dei centri autorizzati a praticare la vaccinazione antiamarillica. Si tratta del vaccino contro la febbre gialla consigliato per quanti si rechino in zone considerate endemiche.
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.
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