hai perso quello che vorresti dire
omaggio ai fiori ed alle altre distrazioni
sempre di fretta con un’estraneità
che si mostra così affettuosa
da avere tutte le voglie in una sola
e proseguire da dove puoi sentire
l’appartenenza del finalmente tu
«da sola senza lasciarti urlare
soffrire senza sofferenza»
sensibile alla costanza del raziocinio
che ti scruta biologicamente
e stupra di tedio ogni cosa in te
a poco a poco
nel fondo dell’assurdo
così per disfare il gomitolo d’ogni occasione
senza cambiare il negativo della tua vita
terribilmente tua
la stessa che muta in se stessa
addolorata e strafottente
mentre gode apertamente in te
«tu anima
tu radice della casa altrui
tu corpo incarnato nel dolore della carnalità
tu veicolo della pelle mutevole al tatto
tu angoscia puttana
tu tortura morsa dal gridare nella testa
il godere che risuona tra le gambe»
niente è tuo
perché sei odore d’estraneità
in ogni autunno che invade il mondo intero
mentre cammini piano vestita di freddo
ed accompagni il rumore del sonno assente
«tu che intrecci i capelli infantile
tu ti spogli e lasci che sia così
tu vuoi e senti il labirinto dell’anima
sorgere vagabondo»
obbedisci all’improvviso
quando il tempo è scivolato
nella sacca esatta del dolore
solo il tempo caduto per la via
solo il tempo indebolito senza nervi acuti d’impressioni
«ed anche se hai perso quello che vorresti dire
hai vinto il senso di poi senza capire
così per una scusa sufficiente
a deviare lo schiocco feroce della vita
ma certi sentimenti
non hanno più neanche un nome»
.:.
Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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