
Scrivi un commento
dovrai berti tutto questo mare…
La terra, la terra. Spoglia ed umida. La terra, la terra. E questa nave stanca. Sollevata appena sull’acqua. E niente terra. Nessuna terra all’orizzonte. Certi giorni ripenso a quello che ho imparato e non mi ha insegnato niente. Perché quando viene sera. Ho sempre la stessa paura. E’ in me e sopra di me. Attenta ad ogni mio piccolo incedere. Vestita di stelle. E’ su di me. Senza far rumore.
La terra, la terra. Dura sotto il sole. La terra, la terra. E su questa nave c’è solo una bottiglia del mio liquore di amarena. Ma la sua compagnia non riempie tutto. Come sapeva fare lei quando appariva anche se c’era la stanchezza. Anche se c’era il temporale. Sembrava che tutto fosse leggero, nuovo. Se conosci l’amore da esso non avrai imparato niente. E quando verrà sera. Avrai sempre la stessa paura. Attenta ad ogni tuo piccolo incedere. Vestita di stelle. Sarà su di te. In silenzio.
Quando sono partito? Non lo ricordo di preciso. Perché non sono mai arrivato per poterlo fissare nella mia memoria. E’ come quando accade qualcosa di bello ma sembra che non lo perderai mai. Allora non sei preparato. Non hai il vestito giusto. Non hai il cuore tranquillo. Non hai la frase di circostanza. Poi t’accorgi solo che è bello così. Che non devi aspettarti niente altrimenti finirà ed allora non ci pensi più. Sai che finirà che non tornerà. Ma accetti le regole della casa e non chiedi troppo da bere. Vuoi seguire il gioco fino all’ultima carta. Sentire il respiro di chi sta concentrato attorno al tavolino, delle donne che hanno capito, gli è bastato poco, il tempo di guardarti le spalle ed hanno capito chi è che ci sa fare. Ed inevitabilmente è quello che parla poco. Che poi quando sei sopra a far l’amore ti guarda negli occhi mentre ti bacia e non smette mai anche quando fermi la sua mano e tiri un lungo respiro. E si vergognano sempre perchè non avrebbero mai detto certe cose ad un uomo …
Quando sono partito? Forse non mi sono mai mosso. Infondo sono mezzo pesce da quando ero nel grembo di mia madre. Ed ora tutta quest’acqua, tutto questo confine salato, altro non è che un altro utero ma non son sicuro che la sua accoglienza farà di me un uomo od ancora un bambino. Perché è mio tutto questo regno d’acqua. Ma sono buono ad annegare e non a nuotare. Così quando arriveranno i venti a trasportarmi, spingendo questo vecchio legno tarlato via, ripenserò che non mi importa un accidente di niente. Mi va bene così. Starei ore ed ore a parlare come se in tutti questi giorni sarei stato a pensare a chi non vedrò mai. Chi naviga per fatti suoi. Forse è prossimo a qualche cosa che prende la via del cuore. Forse assomiglia all’amore. Così … oppure tanto per pensarlo come la luna d’inverno, addormentata senza chiede che qualcuno le canti una canzone, che dica piano le cose che ha necessità di sentire. A dirle che la notte non fa male, dolce il dormire… e lento il risveglio ma freschi saranno gli occhi, per riempirsi delle quotidianità. Ti piace pensarlo perché sai che non la vedrai, quando al fondo di tutto, finita la tua bottiglia, dovrai berti tutto questo mare…
La terra, la terra
.:.
Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di













