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hermansji

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viaggio in seppia

Sono tornato a cercare i luoghi dove giocavamo a cambiare le regole del mondo. Ho i passi stanchi e sulla pelle i ricordi di calde storie. Sono tornato per restituirti le ali di carta che avevi perduto. Sono tornato con la nostalgia di prenderti con le mani le guance e baciarti ancora. Ma non ti ho trovata e le stanze della tua casa sono quelle di un fantasma tenue…

«Guarda qui!!» la tua immagine mi è davanti… apre le mani come tanto tempo fa. E vola la farfalla che avevi tra le dita. «Lo vedi non bisogna accettare nessuna condizione anche in questo corpo siamo crisalidi… e la morte altro non è che un’altra porta. C’è sempre una destinazione» e svanisce tra il fogliame che ha invaso l’ingresso, camminando sulla terra dura e ferita.

Apre il vento e sbatte la piccola finestra. Rammenti la notte come era? Correvo via da casa per lanciare qualche piccolo sasso alla tua finestra e tu che mi aspettavi. Aprivi piano ed, alla luce di una piccola candela, mi sorridevi. Rammenti la notte come era? Eravamo così veloci a divorarla nel suo silenzio. C’erano solo i nostri respiri tra le spighe di grano.

«Sei proprio buffo con quell’aria così seria… dolce amore mio !!» la tua voce è ancora qui. Guardo intorno. Non è cambiato niente, a parte la casa che sta rovinando pigra come la campagna. Ma tu dove sei? «Sono qui… non mi vedi? Abitua gli occhi sono qui… la morte altro non è che un’altra porta !! sono qui!!»

Avrei voluto raccontarti di me, della mia vita ora, avrei voluto sapere di te. Se avevi trovato un uomo migliore. Vedere i tuoi figli correre come noi da piccoli. Avrei voluto capire e scoprire nuove cose. Ora mi chiedo solo perché ho saputo della tua morte solo dal tuo fantasma. «Guarda qui!!» mi volto ancora una volta ed apri le tue mani. Ma c’è una margherita tra le tue dita. Non ricordo questa scena. Quando è accaduta? «Lo sai hai sempre la stessa buffa espressione quando provi ad essere serio. Ora devo andare. Ciao. Verrò quando sarà l’ora. Sarò con te per mostrarti la strada. Altrimenti dove andresti? Come faresti senza di me? Tu che hai sempre la testa tra le nuvole».

Già.


Foto (c) Hermans JI

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seneca – de tranquillitate animi [x]

Se fossi scivolato dentro una vita difficile. Pubblica o privata. Senza saper decidere come tagliare i ponti oppure risolvere in qualche modo. Allora immagina tutti quelli che hanno catene e li impediscono nei movimenti. Quando comprendono l’inutilità dei loro sforzi, sopportano e la consuetudine rende la vita meno dura. Non esiste una vita anche la più difficile così vuota da non aver neanche una soddisfazione o dei piaceri. Occorre solo vedere le difficolta’ come lievi. La natura ci donò un lenimento per tutte le nostre disgrazie: l’abitudine. In questo modo ogni nuova sventura non azzannerà con l’intensità della prima. Così guardando oltre, vi è anche la sorte, la fortuna. Tutti ricadiamo sotto le sue ali. Chi si sente stretto da una catena preziosa magari d’oro. Chi d’un metallo più duro al tatto, più vile. Ma la differenza? Sempre di una catena si tratta. Non perché sia ad un modo piuttosto che ad un altro, ad un braccio sinistro rispetto al destro, sarà diverso. Per qualcuno saranno i soldi, per un altro gli elogi, per altri la nobiltà, per altri la povertà. Altri ancora sono succubi del comando altrui o del proprio. Così la religione, la solitudine, tutte le vite sono una schiavitù… vi è modo di confortarsi in qualunque condizione. Basta farci l’abitudine. Così si avrà modo di lamentarsi poco, perché nulla sarà così amaro da ingoiare. L’abitudine dona obiettività e questa rende abili. Anche in spazi angusti la genialità può ricavare il massimo. Rendere ogni più piccolo interstizio abitabile. La mente puo’ trasformare ogni asperità in morbide curve. I nodi lenti. La tragedia più leggera da sopportare. Ma per far questo bisogna abbandonare desideri troppo irrealizzabili. Concentrarsi alle cose più prossime e facilmente raggiungibili. Godere di esse. Ma rammentiamo che tutte sono frutto di vanità, sia esteriormente che interiormente, così non dovremo invidiare chi ci guarda dall’alto o finire tra gli strapiombi. L’abitudine riesce anche a mitigare un carattere superbo sempre alla ricerca del massimo. L’abitudine mostra i piani e non le inclinazioni. Pur se restano i molti che restano incatenati alla loro situazione personale, al loro status quo. Luoghi da cui solo il discendere assomiglia ad una caduta. In tutte queste situazioni l’uomo stesso diventa una catena per i suoi movimenti. Eppure basterebbe poco, rinnovare il senso di giustizia, di amor proprio, di generosità. Basterebbe poco per non fluttuare come i sentimenti. Cercare successi accessibili e non impossibili. Non lasciarci in balia del destino ma renderci autori dei nostri prossimi successi. Così il confine che avremo scelto ai nostri desideri fermerà i nostri passi, prima di giungere dove è l’incerto. Dove non vi è una meta…


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corteccia

come la corteccia
prendere il buono ed il cattivo
ma conservare tutto
per ricordare da dove è iniziato
così poi dai rami fiorire…
e poi con le gemme gridare
il nome di ogni, età e di ogni vita

come la corteccia
in silenzio ascoltare
e meditare

come la corteccia
difendere la linfa dagli attacchi
ma come la corteccia custodire i sogni
dal principio fino alle coperte della notte

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radiografie all’anima

Lastra n° 1 – Campo Medio

Oggi la terra ascolta
e viene giù il pianto degli dei,
mentre sollevo lo sguardo.
Attendo che mi investa il vento
violato e muto al bacio della pioggia.
«insegnami di nuovo ogni cosa
ed accartoccia le domande sbagliate
seducimi con nuovi veli
tumescenti avrò le labbra ed il cuore
farò posto al peccato di vivere
sarò ancora il demone gentile»
Ed è come attraversare l’aurora,
dondolare tra venire e morire,
forse il confine pulito ove abitano i sogni.
Qui tutto è possibile tra gioia e dolore
lo vuole la mente lo insegnerà anche all’anima.
«solleva tutte le vesti ed assorbimi
svanisci di colpo e poi torna a parlarmi
reclina il capo di tutte le false prospettive
iniettami la cura giusta una goccia per volta
farò posto al peccato di vivere
sarò di nuovo un demone gentile»

Lastra n° 2 – Primo Piano

Sbagliato è il pensiero che mi è appena nato,
perché ho le spine le vedi?
Ho le spine…
stringimi forte e saranno dentro la tua pelle.
Sono bugiardo ed odio
come le foto su di un pianoforte.
Sono stolto…
ed odio come i fiori nei bicchieri.
Così, chiuso come un sughero,
sarà l’ultima volta
che galleggerò
sopra le risposte che non ho mai sentito.
Sono appiccicoso…
ed odio come tutto ciò che arriva per ultimo.
Sono instabile…
ed odio come le valvole ad elio
prima di mordere gli abissi.
Distratto e scavato,
come le frasi sulla sabbia,
perché passando
la marea mi cancellerà…
passando cancellerà
e saranno solo la noia delle tue verginità.
Sono e mi sono rotto di dimostrarlo.
Perché tutto è vero… così falso…
Allora? dai credici
perché non può durare tutta la vita.

Lastra n° 3 – Campo Lungo
ti guardavo ed eri già il mio desiderio
poi hai preso il respiro dentro
l’ho visto scendere lentamente nel tuo petto
mentre ti rompevi di pianto triste
ed i tuoi occhi erano bellissimi
così di tutto quello che avrei voluto darti
alla fine ho scelto solo un fazzoletto
e di tenermi il tuo fragile sorriso bagnato

Lastra n° 4 – Primo Piano

mi hai soffocato tutto il giorno
predicandomi di consunzioni settimanali
anime private di luce e punizioni inflitte con malattie
mi hai descritto tutta la tua bontà e tutto il piacere della giusta causa
c’era persino l’orchestra tutta per me
ma su di una cosa sola che ti ho chiesto
è finito il nostro idillio
possibile non ci sia un posto
nel tuo paradiso
per far l’amore?

Lastra n° 5 – Campo Medio (a m.p.)

non spegnerti… mi senti?
ti sto parlando senza parole
lo faccio con le dita sulla tua stanca pelle
la mente non c’è più dove è andata?
hai lo sguardo d’un bambino ed io non ho il coraggio di sostenerlo
«tutto è possibile…
…sebbene impossibile»

Lastra n° 6 – Primo Piano

Sarà un problema con il bilanciamento del bianco,
oppure è l’otturatore troppo pigro.
Sarà per chissà quale altra ragione,
eppure la mia anima viene bene
solo con le radiografie.
Ed alla lunga si stancherà
anche della popolarità,
come di analizzarsi, stabilizzarsi, sedimentarsi, difendersi e sterilizzarsi.
Un giorno
depositerà la sua planimetria
e sembrerà meno ostile
l’abisso con cui seduce.

Lastra n° 7 – Campo Lungo

Cos’è dolce o cos’è amaro?
Dai… prendi pazienza, fai il nodo al tempo
ma su insegnamelo.
E poi… poi segnami il punto.
Inizierò proprio da lì
a disegnare la mia piccola strada
senza direzione.


Foto (c) hermansji – http://hermansji.it

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Timida riapertura dei cancelli, ringraziamenti e vetrata !!

Questa è una timida riapertura dei cancelli.Ringrazio innanzitutto le mie amiche Boh di Orientalia4all.net e Sibilla di La Rocca di Arquata per la pazienza, i consigli e la sopportazione !!

Poi visto che riapro timidamente, tra le cose arretrate c’è la questione della “vetrata”.

Come ricorderete, questa vetrata è stata realizzata su mio bozzetto dai Maestri della Camper con la tecnica del gran fuoco e della legatura di piombo. Poiché il vetro non è permeabile al colore, per ottenere un dipinto si devono depositare sulla sua superficie strati di smalti e grisaglie. Attraverso la tecnica dell’asporto progressivo si delineano le figure e le ombre. Ovviamente ci sono altri segreti di Bottega che non sono riuscito a “carpire” mentre chiacchieravo e vedevo all’opera gli Artisti della Camper. Il passaggio successivo è la cottura dei singoli frammenti di vetro al forno con temperature che oscillano dai 480 ai 600 gradi centigradi. Al termine vi è la composizione con la lega di piombo, alfine di assemblare i vetri nella classica struttura reticolare.Ecco il bozzetto (per l’ingrandimento cliccare sull’immagine) :


Il soggetto è originale. Realizzato da me su cartone spesso adatto per la pittura ad acquerello.
La tecnica è mista con l’uso di sanguinella e carboncino. Dimensioni reali : 39 x 90,5 cm.

Per il momento non posso inserire le foto della vetrata a causa di difficoltà di ripresa del soggetto. Mi dovrò ingegnare in qualche modo.
==========| Aggiornamento |==========

Piccolo aggiornamento sono riuscito ad assemblare decentemente le foto della vetrata :


(c) Hermans JI misure 1,35mx1,85m

(c) Hermans JI misure 1,35mx1,85m

(c) Hermans JI misure 1,35mx1,85m

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rincorse

Ringrazio tutti coloro che anche privatamente mi hanno manifestato la loro vicinanza.Rinnovo gli Auguri di Pasqua a tutti quanti.
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abruzzo

Palpitazioni. Le tue. Ora le voglio sentire tutte. Guarda come sale la nebbia fino in cima. Nasconde le calli. Come fai tu dentro i tuoi vestiti. Ma l’Abruzzo non cede. E quanto vuole avrà, con tutte le tue voglie. Sorridi? Il gioco è appena iniziato. Lo hai mai sentito il tocco del nostro vento? E’ come la mano che ti regge la testa mentre ti bacio. Accarezza dalla piega delle labbra scivolando sulle guance, dietro le orecchie, lo senti il vento? Ora scende. Lungo il collo, quando sarà sulla tua spalla ti ritrarrai dai brividi. Guarda allora è dimmi cosa vedi. Non è come avere le vertigini? Cerchi rifugio? Ti mostrerò il fuoco dell’Abruzzo. E’ come una lenta processione tattile, prima di aver catturato tutte le tue palpitazioni, quando le avrà come fra queste dita. Allora non smetterai di pensare e di chiedere: abruzzo fammi morire.
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Abruzzo Lutto Terremoto 2009


Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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