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hermansji

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stormi

‘ero

Chiudi gli occhi ed ascolta.
E’ qui vicino. Più vicino.
Lo senti ora? E’ il tuo sangue
circola con dolore dentro te.
Lo senti ora? Il dolore del tuo sangue?
Non puoi chiudere la ferita
ti tiene in vita…
Chiudi gli occhi ed ascolta
‘rimo
Notte.
Qualche stella annoiata al margine dello sguardo.
Attorno tutta campagna accidentale e senza riflettori puntati addosso.
Una vettura procede lenta su d’una strada consumata.
Alla guida un uomo con lo sguardo concentrato.
Al suo fianco una donna addormentata.
L’uomo si volta a guardare la compagna e pensa alla discussione della mattina.
‘econdo

«BASTA!! Sono stanca!! Mi ascolti quando parlo ? Mi stai a sentire qualche volta? Conto qualcosa per te? No io NON CONTO NIENTE. Ma perché ho scelto te? Perché? Sono stata così stupida da innamorarmi di te? Con tutti gli uomini che potevo tirar fuori dal cilindro proprio di un allunato come te dovevo innamorarmi…»
«Forse c’ero solo io nel tuo cilindro…»
«Non ricominciare questa storia del destino. Tu mi hai costretta!! Tu hai forzato che le cose accadessero…»
«Si? Sentiamo come avrei fatto? Dai racconta sono proprio curioso. Dìi ?»
«Senti io mi conosco e per me non sarebbe accaduto proprio niente tra noi quindi c’entri per forza tu.»
«Di sicuro c’entro ero dentro di te mentre facevamo l’amore qualche ora fa. Almeno su quello siamo d’accordo. Ma su tutto il resto raccontala a chi non ti conosce…»
«STRONZO. Sei uno STRONZO. Quello non vuol dire proprio niente…»
«Quello cosa scusa? Magari mi sono scordato di cosa stavamo parlando…»
«Ecco lo vedi non posso mai fare un discorso serio con te. Ma come ci sono finita qui, su di una strada che non porta da nessuna parte e per di più con uno come te.»
«Con uno come me? Povera piccola tra le grinfie di un allunato. In effetti avevi proprio un espressione sofferente non pensavo che potessi soffrire così?»
«STRONZO.»
Lei si allontanava verso il mare lasciando l’uomo accanto alla vettura parcheggiata sulla sabbia.
una volta con i piedi nell’acqua si voltava verso il compagno.
«VIENI E’ BELLISSIMO…»
«ORA MI VUOI?»
«UFFA TI HO DETTO VIENI QUI!! ASCOLTAMI QUALCHE VOLTA!!»
«Vengo. Vengo. A quanto pare l’unica cosa che so fare per te è venire»
«Stronzo»
Camminavano con i piedi nell’acqua mano nella mano senza dire neanche una parola.
Poi avevano ripreso il viaggio.

‘erzo

Dolce dormire.
La guarda e si domanda
- Cosa le sta accadendo?
Poi torna a puntare lo sguardo sulla strada. Maledettamente uguale. A destra la montagna ed a sinistra il mare. Sempre la stessa via e loro così divisi. Ad osservarsi da lontano.
«Uhm… dove siamo?»
«Bella domanda. Tra terra ferma ed abissi. Come al solito…»
«Ho fatto un sogno strano.»
«Dormivi così tranquilla. Non pensavo.»
«Eravamo finalmente giunti ad un piccolo paese. Sai uno di quelli da cartolina, con le casine di mattoni ed i fiori alle finestre. Hai fermato la macchina davanti la piccola chiesa.
«Tutto petit questo paese…»
«Smettila è il mio sogno non il tuo. Allora dicevo hai parcheggiato è siamo scesi. Non c’era nessuno per le strade.»
«Poi dici che sono io esagerato tu addirittura non vuoi nessuno oltre noi nei tuoi sogni.»
«Quando fai così mi metti un nervoso. Comunque siamo entrati nella chiesa. Dentro si stava svolgendo un matrimonio.»
«Ed io che mi pensavo chissà che sogno. Non l’avrei mai sospettato. Oddio poteva essere pure un funerale volendo. Ma figurati se tu ti sognavi qualcosa di pauroso.»
«Se non la smetti non racconto più!!»
«Ok.»
«…»
«Ho detto ok!!»
«Invece il sogno era pauroso. Quando siamo entrati si sono voltati tutti a guardarci ed avevano tutti gli occhi persi nel vuoto, come se scrutassero oltre… di noi. E gli sposi eravamo noi ma non eravamo normali.»
«Che intendi dire? a parte che ci eravamo sdoppiati ed effettivamente questo non è un tantino normale…»
«Tu avevi delle ali nere che spuntavano dalle scapole come quelle di un corvo ed io… avevo il braccio sinistro che era un serpente e si muoveva. Nel vuoto proprio come fanno i serpenti. Ed al posto della testa c’era la mia mano ma dal palmo usciva una lingua biforcuta.»
«Guarda per il braccio si può risolvere imparo a suonare il flauto e lo teniamo fermo. Però mi piace l’idea di avere le ali. Sai per caso che sarto avevo scelto per il vestito?»
«Non scherzare mi è rimasta una angoscia nel cuore… dico davvero!!»
«Ma dai era solo un brutto sogno. Niente di più. Lo vedi siamo in viaggio cerchiamo di raggiungere il paese dove si sposa la tua amica ed abbiamo litigato questa mattina. Ecco spiegato il tuo sogno.»
«Non è tutto…»
«Che vuol dire avevo pure le corna?»
«Ero incinta nel sogno e sotto le vesti la pancia si muoveva in modo strano. Voglio dire sembrava come in quei film dove ci sono le uova aliene e qualcosa che si agita dentro…»
«Scusa la curiosità ma se volevi dirmi che pensi di essere incita bastava dire “penso di essere incinta”. Lo so che è tradizionale. Ma ti giuro funziona non serve farla così lunga.»
«Ecco lo vedi sei sempre uguale. Sempre uguale. Fanculo. Guardo il mare che è meglio…»
«Ma dai che provavo a sdrammatizzare.»
«Fanculo.»
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abismo

Quante mani in questo sogno.
E non c’è delirio più semplice di te.
Qui. Come stare e poi tornare.

Mentre tu sai guardare.
Poi scorri sulle pareti.

«Blasted with perverse mandrake
and convert in false rebegot
but i’m lover for a light
with uncertaine fleeeessshhheee…»

«quanto bastante?
você levou só uma flor
mas você não devolveu isto
você está na casa dos faaantaaasmaaassss…»

Sei il mio sogno liquido. L’eterna polluzione.
E ti circoncidi nera sposa con tutti i tuoi veli.
Qui. Come stare e poi tornare.

Mentre tu sai respirare
ed il tuo regno è una maledizione.

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pelle di drago

Infila l’ago e cucimi attorno.
Raddoppia quando puoi e rinforza.
Apri asole sulle mie scapole
ed abbottonami le nuove ali.
Raddrizzami il cuore applicato
illuminami lo sguardo
e ponimi di fronte al tramonto.
Così io siederò in attesa
del nuovo giorno
ed ingoierò tutti i tuoi insegnamenti.
Quando saranno robuste le zanne,
allora condurrò il mio volo,
non ci saranno più abissi
od intervalli per morire.
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dalla parte dell’inquietudine

Serve della stella quello che può rinnegare. E’ sua la luce che seduce l’oscurità per dominarla ulteriormente. Non ha occhi mentre ci cavalca dall’alto femmina e poi decade in tutti i nostri sogni semplice come una qualsiasi donna. Hai una preghiera buona per tutte le stagioni? Consolante per chi ha il nido troppo in alto ed è sullo strapiombo dorato?

Fammi del male sottocute ora che ci osserviamo da vicino. Prima che tramonti il sole insanguinando tutto l’orizzonte. Avrai il piacere che cercavi ma verrà lento come la notte e sarà mezzo dolce e mezzo fiero tutto per noi. Hai un mio curriculum per scrivere le coordinate che ho perso? Consonante per chi ha rovinosa la semantica e l’anima nuda?

Eppure non tutto ci assomiglia. Questi specchi mentono pronunciando il nostro nome. Sanno cose che non voglio dire anche gli angoli del cuore. Raccontami della caduta degli dei stanchi e ricchi d’inquietudini. Puoi possedere la perfezione saziandoti dei giorni che a tutti restano?

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eppure ora sono qui

eppure ora sono qui
con le mani da cui cadono piume
senza una cura che funzioni

- possiedi tutti i miei fiori
ed hai reciso i loro gambi -

eppure ora sono qui
con le lacrime senza dolore
come quando fuori piove

- possiedi i giorni migliori
coltivali nel tuo cuore
-

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messagebox .show(my string);

Non chiedetemi di parlarvi di cose intelligenti. Mi occupo di cose piccole. Così riflettevo a modo mio… myaboutbox.showdialog(); A modo mio certo. Riflettevo sull’amore..

Quale cognizione elimina la differenza tra corpo e spirito? Nel momento in cui accade, rectius, quando sentiamo la chiamata dell’essere, noi, che siamo avversi all’ipocrisia, esprimiamo l’amore attraverso la sincerità. Perchè noi non soffriamo di deliri di grandezza.

La nostra libido si trasferisce sull’altra ma non in modo vischioso. Non privando l’altra. No. Arricchendola perché il piacere donato diviene il piacere dell’altra. Ed in questo amiamo per lasciare l’altra, rectius, per permettere all’altra di occupare il suo posto, di avere il suo ruolo di “essere amato”, dentro i confini dell’amore… attorno alle pareti del cuore.

Libertà e verità coincidono nel piacere dell’altra. Fiorisce ed allora si trasferisce in noi. Il piacere donato diviene il nostro piacere. Attraverso lo sguardo di lei. Ora tenero e semplice, col suo respiro non ancora quieto, allora è la nostra chiamata ed il nostro stanco abbraccio.
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haecceitas e symballo

Mi chiedo se vi e’ una correlazione tra dire quello che una cosa è e riconoscere le sue qualità mediante l’uso di un simbolo?

Per Duns Scoto l’essere (la cosa è) individua il culmine della perfezione. Ossia l’unicità, o meglio l’irripetibilità dell’essere, costituisce un arricchimento progressivo. Poniamo che esista un punto “a”. Il nostro “start” è tanto nebuloso quanto più complesso di relazioni. Dunque il punto “a” è un universo entro il quale sono collocati diversissimi elementi. Poniamo che esistano a partire dal punto “a” numerosi altri, da “b” a “c” fino a “z”. Per semplificazione del nostro ragionamento, individuiamo in “z” il luogo di specificazione, poniamo di essere una particella in grado di muoversi da “a” a “z”, il percorso descritto è la nostra specializzazione.

Mentre siamo nel punto “a”, la nostra rilevanza è pari a quella di ogni altro elemento. Mentre siamo nel punto “z”, la nostra rilevanza è ancora pari a quella di ogni altro elemento ma siamo particelle specializzate rispetto a tutte le altre che si trovano nei punti che precedono “z”. Particelle perfette/distinguibili dunque, ma questa individualità è frutto di vari apporti, ossia di una crescita attraverso l’esplorazione dei punti “b”,”c”,”d” e così via…

La nostra crescita al raggiungimento del punto “z” ci rende dunque unici ed irripetibili. Ci permette di elevarci rispetto alla natura communis presente nel punto “a”. Ma non migliori o superiori agli altri elementi. Questo perché se togliamo i vari apporti, è possibile la regressione al punto “a”. Dunque la nostra specializzazione in realtà è uno stato transitorio. Vi è una bidirezionalità… il senso di marcia da “a” verso “z” e viceversa.

Posta l’acquisizione di una specializzante – individuazione, raggiunta l’ecceità, poniamo l’esistenza di un osservatore neutrale alle dinamiche di tutti gli elementi. Ora il nostro osservatore seguirà il tracciato da “a” verso “z”. Posti tutti gli apporti, ecco l’ulteriore problema, la semplificazione… si torna alla domanda “cosa è questo” ? L’osservatore esterno dovrà riconoscere ciascuna particella che era presente nel punto “a” per ritrovarla nel punto “z”…

Allora soccorre il simbolo, che cuce addosso tutte le addizioni, le rende omogenee e permette all’osservatore di riconoscere nel punto “z” la particella che si è specializzata a partire dal punto “a”. Il simbolo non arricchisce di significato… non toglie le addizioni. Il simbolo semplifica ma non nasconde l’anima delle particelle. L’osservatore sarà dunque certo di non aver confuso una particella con l’altra. Saprà chi e quando ha attraversato il punto “z”.
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Abruzzo Lutto Terremoto 2009


Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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