madre

Pubblicato il 20 marzo 1997 in poesia da hermansji

il canto della banshee
finì quando sciolsi quello mio al vuoto
ma mi accompagnò
l’allucinazione di un fauno
che danzava nel vuoto

fu un istante
perché scordassi
di aver vissuto l’eternità
al momento di nascere
e mi chiesi prima cosa facessi

ero addormentato
prima che mi svegliassi
con le tue cure
dolce sirena dalle mammelle turgide
che dondolavi su un turibolo

evitavi che prendessi freddo
ma io giocavo con il fuoco
ed incendiai la nostra casa
corrompendo ogni città
con il denaro dell’offesa

non so se
la funzione sia finita
e questo odore d’incenso
mi riporta al canto della culla
che mi incuteva timore
di aver perso l’eternità
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mantra

Pubblicato il 9 marzo 1997 in prosa da hermansji

Come era debole alle prime luci dell’alba la Città, senza un nome, senza sforzo alcuno era immobile. Occhi brillanti di qualche finestra, vitrei privi d’espressione. Attraverso di loro avresti potuto vedere altri che si stavano svegliando proprio come te, o che continuavano a dormire. Ma la città era un gattino, sbirciando le sue palazzine di borgata fino al centro avresti trovato il modo di farle fare le fusa componendo una poesia: perché c’era lo spirito disorientato, ma equilibrato in forme e spazi.
Meditava a lungo prima di spingersi con la gente sui tram, sugli autobus, sui pullman e rifletteva i loro umori per tutto il giorno così che la sua forma era ostile, piena di contraddizioni. Ma la mattina ritrovava il suo equilibrio, la sua unità, mentre per le strade c’erano solo le ombre a camminare inseguendo le carte portate dal vento.
E sembrava chiamarti, «Scendi anche tu dai» mentre fingevi di non ascoltare la sua voce, «scendi anche tu in perfetta unità».
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