Cosa ci raccontano le città allungate da questa pioggia che non sembra finire mai? E quando d’improvviso ci imbattiamo in altre bussole che hanno smarrito l’unica direzione plausibile, cosa ci resta da dire? Perché non riusciamo ad aspettare che faccia sereno, perché non riusciamo a confidare nell’arrivo del solito sole? Addormentate le preoccupazioni, almeno perché troppo stanchi gli attori del palcoscenico privato delle nostre bugie, riusciremo forse a governare il ponte di queste navi che si ostinano a non condurci in nessun altro luogo? Troppo prese sono le nostre vele, troppo prese a guerreggiare colle onde e così si resta inchiodati ai piccoli propositi, come al ritornello interiore del nostro godere, negli intervalli in cui il dolore di vivere lascia spazio per respirare a pieni polmoni. Forse non crediamo più agli inganni della luce perché abbiamo rubato un frammento di notte e le nostre navi hanno ripreso rotte ignote per il ritorno e non noi, chi ha davvero il comando? Chi ha preso il comando? Appena una manciata di sogni ci scalda, quel poco che le nostre mani sono riuscite a rubare dal sacco dei desideri, prima che le onde lo inghiottissero negli abissi di silenzio. Osservo il mondo indistinto attraverso questa pioggia che non smette di allungare le distanze come i ricordi, osservo quel poco di mondo che appare all’orizzonte e resto un semplice viaggiatore ma non mi è nota la rotta.
Hermans Joseph .:.